Il gancio poetico: intervista a Imma Schiena, tra Realismo Terminale e "La Pace è femmina"

Imma Schiena, poeta Realista Terminale, intervistata da Benedetto Ghielmi per Il gancio poetico

 

Benedetto Ghielmi intervista Imma Schiena: la poesia come kenosis, l'incontro con Guido Oldani e il legame tra femminile, cura e pace.

Come è stato il tuo incontro con la parola poetica?

La mia continua ricerca della verità che vi è dietro "l'apparente" che mi veniva mostrato, la mia ricerca di qualcosa che esprimesse il mio sentire ed il mio pensiero mi ha avvicinata alla poesia, sin da ragazza. Riservata e anche un po' isolata dalla massa sin da ragazzina, tra i banchi di scuola ho trovato la mia compagna di vita. Ho iniziato con una poesia intimistica che mi ha aiutata a percorrere una kenosis interiore. Poi la vita, l’emigrazione, la precarietà hanno reso la mia poesia una poesia civile e volta verso il sociale, il mio sentire è universale come il linguaggio poetico.


Cosa vuol dire, per te, essere una poeta Realista Terminale? Come ha cambiato il tuo approccio alla poesia?

 Ho scritto sempre utilizzando versi liberi, esprimendomi liberamente. Poi ho conosciuto Guido Oldani e per me è stato illuminante. Ho sentito e compreso che nel suo dire c'è una verità profonda. Per me è stato il momento della mia conversione come S. Paolo sulla via di Damasco. La mia ricerca sembra aver trovato una fonte. Il Realismo Terminale usa un linguaggio concreto che ben descrive la realtà dello stato attuale della vita e del mondo poetico. Ora scrivo seguendo i canoni del RT. Questo mi permette di esprimere il mio pensiero ed il mio sentire anche nella scrittura, seguendo alcune indicazioni che sono fondamentali per la mia poetica, ho imparato ad essere meno prosaica e più incisiva lasciando spazio all'immaginazione, alla metafora, modificando il linguaggio in questa visione dialettica del mondo.


Che relazioni/connessioni vedi tra il tuo essere poeta e la tua professione di insegnante?

La poesia mi istruisce ed è mezzo comunicativo, è linguaggio, è libertà, è la mia essenza. Nel mio lavoro non separo mai ciò che penso da ciò che faccio. Porto il pensiero poetico in classe e i ragazzi comprendono il senso intimo ed essenziale delle cose. Pur insegnando Economia e Diritto, loro seguono con attenzione i miei insegnamenti. A chi mi chiede: "Cosa insegni?" io rispondo: "Insegno Economia della lingua italiana". I ragazzi hanno perso il contatto e il piacere dell'uso e della ricerca della parola e della bellezza, eppure hanno sete di parole vere, pertanto io li conduco a questo. Insegno Economia e Italiano e Poesia nello stesso tempo. Loro riscoprono la piacevolezza, si riappropriano della parola e di loro stessi. Io insegno il senso che vi è dietro tutto questo. Mio obiettivo è formare delle persone prima ancora di trasferire dei contenuti.


Cosa può dare il Realismo Terminale al mondo poetico e non?

Il Realismo Terminale può dare ancora tutto. Può dare una sferzata e può essere un cambio di rotta, verso l'essenziale, verso ciò che conta veramente: il sapere vero. Basta correre dietro a premi e riconoscimenti inutili che hanno reso la poesia un prodotto commerciale. La poesia non è per tutti, è un genere di nicchia perché non tutti possono essere poeti e non tutti possono scoprirne il senso. Pochi hanno compreso la potenza salvifica che il “verso” e la parola hanno. Su questa strada vorrei andare, niente contorni ma verità che possono risollevare lo sguardo verso l'immaginazione inimmaginabile, verso l'impossibile ancora raggiungibile. La poesia è il motore di tutto ciò, e può ancora stupire.


Nella tua ultima raccolta poetica “La Pace è femmina” (Neos Edizioni) porti a galla la dimensione del femminile e il rapporto con la pace. Che ruolo può avere nelle connessioni della società odierna questa dimensione? Come la poesia può sostenere la scoperta di una dimensione “femminile” trasversale a tutta l’umanità?


L'archeologa M. Gimbutas con i suoi studi ha fornito delle valide argomentazioni a sostegno della mia idea per cui non ci può essere pace senza il rispetto della donna.

Nella preistoria la donna aveva un ruolo centrale – Principio  Femminile Preminente- per cui la struttura sociale era lineare e prevaleva il concetto di condivisione e di cura.  Con l’invasione dell’Europa Antica da parte dei guerrieri eurasiatici il modello sociale cambia e la donna perde la sua centralità.

Nella mentalità militarista – bellicista è espresso l’ordine della società patriarcale eretta dal dominio, dal potere e dal desiderio della vittoria.

 Questo ha innescato una corsa politica da parte delle femministe verso la (ri)conquista dei diritti perduti o mai avuti, quando invece la femminilità è legata all’essere umano, animale e vegetale che genera la vita e quindi la pace. La vera rivoluzione sta nel comprendere/rispettare ciò che è ontologicamente scritto nella stessa natura femminile. Non sarebbe necessario, in tal caso, rivendicare ciò che già è. Pertanto la donna non deve cercare se stessa fuori da sé, rincorrendo il maschio e la sua virilità, divenendo la sua immagine riflessa allo specchio, ma dovrebbe riappropriarsi del femminile che è in sé, che l’ha portata a generare la vita e a prendersene cura, consentendo il mantenimento del mondo. È necessario prendersi cura dei bambini che in futuro saranno chiamati al respingimento di ogni conflitto.  Il neoliberismo nell’esaltazione dell’autonomia ha trasformato la cura in una pratica individuale e mercificata. Mentre le spese militari e di guerra aumentano quelle per la cura diminuiscono, sono considerate più utili e necessarie le guerre distruttive dell’umanità. Ma la realtà umana è fondata sui rapporti relazionali di dipendenza e interdipendenza.

Le tecniche della cura spingono a pensare in termini globali, riconoscendo un’unica umanità, avversa ai nazionalismi, alla disumanizzazione del nemico. La cura collettiva  spinge l’umano, maschile e femminile insieme, ad uscire dall’egoismo e dalle mura domestiche, a abbassare, come nell’atteggiamento materno, lo sguardo verso l’altro. Alla maternità collettiva è chiamato anche il maschio a mostrare tutta la sua parte femminile generatrice e volta alla cura. L’economia della cura diventa una politica da seguire.

La Pace è femmina poiché in essa si genera la vita, contiene in sé il seme della vita.

La donna e la vita, la vita e la pace, sono tra loro in un’unione simbiotica. La pace è femmina poiché come la vita è legata alla natura femminile, è una questione ontologica. Qual è dunque il ruolo che si vuole dare alle donne? La pace sarà effettiva quando le donne ne porranno le basi e ne sottoscriveranno l’attuazione, potendo fare la differenza.

Ma qual è il ruolo della poesia?

In tutto questo la poesia ha oggi un ruolo fondamentale per una rinascita collettiva.

In una visione apocalittica, proprio ciò che è legato alla vita è soggetto ad attacchi ed è perseguitato. Così la natura, la donna, la vita, la poesia. Sì anche il linguaggio poetico considerato da M. Heidegger come salvifico è oggi denigrato e considerato inutile in quanto improduttivo.  E. Montale nel suo discorso alla cerimonia del premio Nobel dice:” La poesia nonostante sia incompresa o poco letta esisterà sempre in quanto espressione primaria dell’essere umano”.  Nella società globalizzata che usa il linguaggio del potere e del capitalismo; la donna, la poesia, la parola, non ricevono la giusta cura perché non fanno PIL, eppure esse generano la vita. Nella mia silloge Qui giace Amore – GCL Edizione, pongo una domanda: “Dov’è l’amore per il poeta?” Ebbene l’amore è nella parola che sin dal momento in cui è pronunciata si manifesta, esiste. La parola muove, accade e si rende presente.  La poesia ne è l’epifania, in ogni verso c’è amore e dunque vita.  

Nel mondo della globalizzazione e degli accatastamenti l’oggetto prende il posto della natura stessa come sostiene Guido Oldani, fondatore del movimento culturale del Realismo Terminale.  Aggiungo che la donna e la vita sono oggettivizzati. Gli oggetti muovono ogni cosa e danno valore all’esistenza. Esisto in quanto ho, se non ho non conto, non ho valore e non esisto. In questo contesto, il ruolo della donna e la poesia sono determinanti per la continuazione dell’esistenza umana.


Quali sono i tuoi Maestri? Quali sono, secondo te, i maestri del terzo millennio in poesia?


Da ragazza ho letto molto Dante che è stato esiliato per le sue idee ed è andato controcorrente rispetto al suo tempo, ha utilizzato la metafora, i simboli, per esprimere “non dicendo” il suo pensiero. Lui riconosce l'importanza della figura femminile nella storia dell'umanità che non può essere guidata solo dalla ragione o dalla tecnica. Un ruolo centrale ha avuto anche Petrarca che mi ha insegnato ad esplorare il mondo interiore.

Ugo Foscolo con il suo fuoco che gli arde i sensi e anche lui mai completamente compreso, il suo essere romantico fuori tempo, e poi Leopardi il poeta dell'immaginazione, dell'oltre. Ho letto I Promessi Sposi due volte per cogliere il messaggio sottile di fede del Manzoni. Poi F. Holderlin che ha ricalcato il potere della parola. Ho amato le figure femminili come Compiuta Donzella, prima poetessa della letteratura italiana che scrive la sua angoscia del vivere in una società patriarcale, e poi Emily Dickinson, Alda Merini. Sono figure che vivono il disagio del loro tempo. Questo disagio che sento anche io. A volte sento di non appartenere a questo tempo e vivo questo peso del sentirmi “fuori”, la poesia mi spiega il mio vivere e il perché vivere. Tra i maestri contemporanei non posso non nominare il mio maestro: Guido Oldani che nuove ha reso le cose ai miei versi. A breve uscirà il mio primo lavoro da realista terminale.

Ma lei (la Poesia) e soltanto lei mi spinge e mi muove perché è il mio essere a me sconosciuto: la poesia, che rivelandosi mi rivela. Senza di lei il nulla, “Per me è una questione di vita o di morte”. Ecco perché la poesia si fa persona, divenendo me stessa, inseparabilmente (Qui giace Amore, GCL Edizioni).




Imma Schiena di origine pugliese e torinese di adozione. Laureata in Economia. É docente di discipline economico giuridiche. Ha pubblicato quattro sillogi, la più recente è La pace è femmina (Neos Edizioni, 2025) presentata a dicembre 2025 al Circolo dei Lettori di Torino. Poeta civile e attivista per i diritti umani e per la pace. Organizzatrice e curatrice di eventi culturali. Nel 2025 è ospite di Biennale Democrazia presso la Casa della Poesia di Torino, relatrice sul tema Poesia civile tra guerra e pace. È pubblicata sulla rivista culturale Circulo de Poesia in Messico, Santa Rabia Poetry in Perù e in diverse riviste internazionali e nazionali. Dal 2023 collabora con la rivista cartacea La Voce agli Italiani e cura la rubrica La Voce della poesia. Nel 2021 e nel 2024 riceve il Riconoscimento Mondiale per la Diffusione della Cultura di Pace e Libertà dalla UMPPL (Unione Mondiale dei Poeti per la Pace e la Libertà). A novembre 2024 riceve il Premio alla Cultura Dante Alighieri dal Centro Studi Nazionale per le Arti e la

Letteratura Atlantide. L’incontro con Guido Oldani a Torino segna una svolta fondamentale nella sua vita poetica. Dal novembre 2024 fa parte del Realismo terminale fondato da Guido Oldani da lei definito: “il maestro”. Partecipa a BookCity Milano all’incontro “Il Realismo Terminale è il fiato sospeso del nostro tempo”.



Benedetto Ghielmi


Benedetto Ghielmi, nato a Milano nel 1988, poeta Realista Terminale, fondatore del gruppo poetico di “Condividendo Poesia”. Ideatore del “Piccolo Teatro della Poesia Terminale” a Vimercate (MB) e del “Piccolo Festival di Poesia – Cortili Di-versi” a Orino (VA). Organizzatore di eventi legati esclusivamente alla poesia. “Anime di vetro” (Campanotto – prefazione di Guido Oldani) è la sua prima raccolta poetica realistico terminale. Diffonde la pratica poetica nelle giovani generazioni creando il metodo “Condividendo Poesia” attraverso il format laboratoriale “Poesia per tutti”.


Altri approfondimenti sulla poesia contemporanea pubblicati nel blog di ChiareVoci Edizioni:

Il dibattito sulla poesia contemporanea si intreccia con l’attività editoriale di ChiareVoci Edizioni.

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