Alcuni concetti dell'estetica giapponese nella poesia di Bashō (I)
Ho scoperto la poesia giapponese cominciando con gli haiku. Ne lessi qualcuno anni fa, molto velocemente. Ci tornai su diverse volte. Quel piacere durava un attimo e poi subito si dissolveva. Ritornava a distanza di tempo, come un richiamo. Pensai fosse questo l'effetto, almeno su di me. C'era qualcosa in quelle atmosfere rarefatte che mi sfuggiva e forse per questo mi piacevano. Lessi soprattutto gli haiku di Matsuo Bashō che rivoluzionò questo genere letterario nel XVII secolo.
Al di là di ciò che pensa Suzuki,¹ il famoso studioso dello Zen e della cultura giapponese, secondo cui «lo haiku è una forma poetica possibile solo per la mente e la lingua giapponese», credo che queste composizioni abbiano molto da insegnare a noi occidentali, per ciò che sembrano suggerire proprio in relazione ai nostri tempi. Se letti attentamente, questi brevissimi versi non sono solo una forma poetica, ma un vero e proprio modo di osservare la natura e di stare al mondo, rallentando il passo, meravigliandosi ancora delle piccole cose. Le immagini che ricorrono mi piacciono proprio per ciò che suggeriscono, per quello che non dicono espressamente.
Proverò qui di seguito a delineare alcuni concetti di estetica giapponese e di metterli in relazione con la poesia di Bashō.
1. La filosofia del Wabi Sabi ovvero la bellezza nella frugalità e nell'imperfezione dell'esistenza
Il modo in cui viviamo riflette il nostro atteggiamento interiore, ciò che abbiamo appreso negli anni, fin dall'infanzia. Per meglio capire chi siamo e vivere serenamente, nell'immaginario giapponese esiste il concetto di Wabi Sabi che è una vera filosofia di vita. Ogni cosa, secondo questa saggezza, è passeggera e incompiuta. Non c'è nulla di perfetto. Questa concezione aiuta a vedere ogni imperfezione come una piccola bellezza da contemplare, invece di pensarla e viverla solo come un limite. Purtroppo, noi veniamo influenzati da una società efficientista a sentirci incompleti, insoddisfatti. Ma questa è solo un'illusione. Basterebbe fermarsi e rifletterci su.
Ritirarsi spesso, riuscire a trovare dei momenti durante la giornata, anche solo per riprendere fiato, e stare un po' con noi stessi, ci farebbe molto bene. Trovare il modo di fermarsi a meditare su chi siamo e come stiamo vivendo non è un lusso per pochi, ma un atteggiamento sano nei confronti della vita, e una risorsa disponibile per tutti. Ci aiuterebbe a vivere le nostre carenze non più come limiti ma come piccoli incanti da contemplare. È un cambio di prospettiva non da poco. In effetti, se ogni giorno riuscissimo a emergere dalle nostre frenesie e a guardarci dentro, da una prospettiva più alta, con un altro stato di coscienza, più sano e accogliente, ci avvicineremmo molto a quel concetto che tanto ci spaventa, chiamato “metànoia”, che significa cambiare modo di pensare. Perché cambiando punto di vista, abituandoci a vedere le cose in modi differenti, cambia anche la nostra percezione del mondo. Se mi calmo anche il mondo si calma. È un dato di cui si può fare esperienza ogni giorno. La meditazione aiuta molto in questo genere di esercizio. Per esempio, a prendere le distanze anche da noi stessi, a porre tra noi e i nostri pensieri la giusta relazione, senza identificarci troppo in essi. E soprattutto senza vivere guardando solo i nostri errori passati, continuando a farci del male. A un certo punto i sensi di colpa bisogna lasciarli andare.
Il pensiero Wabi Sabi ci insegna a perdonare le nostre ferite, i nostri errori, e ad andare avanti accettando un mondo imperfetto per ciò che è, e non per quello che vorremmo che fosse, imparando a guardarlo alla giusta distanza, per meglio coglierne la bellezza, sapendo che anche l'imperfezione, o la mancanza, è bellezza. Tutto ciò suona come un invito a mollare la presa, ad ammorbidirci, a spendere le giuste energie, non per controllare il mondo ma per vivere meglio nel presente, con maggiore consapevolezza e serenità.
Diventa importante saper incanalare le proprie energie, lasciando andare i rimpianti e tutte quelle aspettative esasperate, come la pretesa di cambiare il mondo secondo i nostri personali desideri. Non sarebbe più il mondo che ci circonda, ma proiezioni di mondi non più reali e molto soggettivi. Per vivere in un mondo pacificato, senza più ingiustizie e guerre, ognuno deve impegnarsi a costruirlo dentro di sé.
La filosofia del Wabi Sabi ci aiuta in questo senso, a far pace con noi stessi, con le nostre debolezze, non più vissute come limiti ma come risorse. Il senso di questo approccio è trovare insieme il senso di una pace interiore che si rifletta nel mondo.
Si dovrebbe educare a contemplare la bellezza che è già in noi e capire che è unica e molteplice, visibile e invisibile, che va nutrita e coltivata con attenzione e sensibilità. E soprattutto avendo chiaro che la bellezza è universale e che non dipende dai capricci individuali di ognuno o dalle ingiunzioni di una data società, o peggio da singole élite di potere, come accade oggi.
Allora, all'accelerazione imposta dai mercati delle nostre società globalizzate ed ipertecniche, rispondiamo prendendoci il tempo per stare di più con noi stessi, diamo pace alla vita laddove la vita si perde solo in beni di consumo. Impariamo a volerci bene, a essere più attenti, a sentirci integri e in relazione con il tutto che non ci appartiene, ma che ci si offre come dono.
Wabi Sabi è questo equilibrio, questo senso della misura tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Ma ci vuole umiltà, pazienza, modestia, tutte doti che questa filosofia ci invita a coltivare.
La poetica di Bashō si fonde con i concetti di wabi (frugalità e contentezza nel poco) e sabi (il fascino discreto della vecchiaia e del passare del tempo) in versi che fissano l'attimo che svanisce, ricordando che la natura muta incessantemente. Ecco tre haiku che celebrano l'essenzialità del momento presente e la quiete effimera, evocando la caducità delle cose umane, la nuda solitudine e la bellezza dimessa.
Erbe folte d'estate,
residui del sogno
di antichi guerrieri.²
Nello stagno antico
si tuffa una rana:
eco dell'acqua.³
Un corvo
si è poggiato sul ramo spoglio:
tramonto d'autunno.⁴
Note
1. Daisetzu T. Suzuki, Lo zen e la cultura giapponese, Adelphi Edizioni, Milano 2014, p. 207.
2. Bashō, Poesie, haiku e scritti poetici, a cura di Muramatsu Mariko, La vita felice, Milano, 2025, p. 25.
3. Ivi, p. 21.
4. Ivi, p. 29.
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