Alcuni concetti dell'estetica giapponese nella poesia di Bashō (III) – Yūgen: il mistero profondo dell'universo

 


3. Il concetto estetico di Yūgen ovvero sentirsi parte del mistero profondo dell'universo (articolo di Gianni Fabiano)

Esiste una parola nella tradizione culturale giapponese per esprimere una bellezza profonda, misteriosa e ineffabile, qualcosa che non riesce a esprimere il senso fino in fondo e che evoca un fascino di sottile malinconia. Nel suo libro sul pensiero giapponese⁸ l'autrice Le Yen Mai dedica un intero capitolo a questo concetto - lo Yūgen - termine intraducibile in italiano. Scrive l'autrice: «Yūgen è la più intima delle concezioni dell'estetica giapponese, è il saper pregustare quel momento di bellezza e di comunione con ciò che è ancora nascosto e che solo uno sforzo può permettere di conoscere». È quell'esperienza che non abbiamo ancora fatto ma che ci attira e già pregustiamo come sarà. È come vedere la bellezza al buio, suggerisce l'autrice, un esercizio dello sguardo, un andare oltre il visibile. È ciò che si immagina, più che una visione corporea e materiale.

Si capisce in tal modo perché, durante il corso di un'esistenza, ciò che possiamo vedere è una minima parte. Ciò spiega anche il fascino che per molti assume l'universo pieno di infiniti astri mai visti e che la mente o la coscienza percepisce come qualcosa di affascinante e nello stesso tempo come pauroso. Questo miscuglio di sensazioni fatto di luci e ombre, di qualcosa che ancora non sappiamo, i giapponesi lo chiamano Yūgen.

Sapersi adattare al buio è fondamentale. Ma molti hanno paura del buio, non solo i bambini. Anche gli adulti hanno paura del buio se le nostre città sono eccessivamente illuminate. Forse non ci sentiamo al sicuro, è una paura atavica che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi. Per questo abbiamo inventato il fuoco, soprattutto per capire dove stavamo in un determinato luogo. Cosa succederebbe se di punto in bianco rimanessimo tutti al buio? Ce lo ricordiamo tutti quel senso di disagio che ci prende quando siamo a casa da soli e salta la corrente. Restiamo per un po' come bloccati. Il pensiero va subito alla torcia nel cassetto. Quanti riescono a resistere al buio senza muoversi, seduti sul divano in attesa che ritorni la luce? È come se perdessimo le coordinate con il mondo. Lo stesso disagio che ci travolge quando smarriamo il cellulare o non abbiamo più la possibilità di collegarci a internet. Restiamo al buio, soli, sgomenti.

Ora immaginiamo di perderci, non tra le quattro pareti di casa, ma all'aperto, in un bosco di notte per esempio. Deve essere una sensazione spaventosa. Eppure, questa paralisi da spaesamento ha in sé anche qualcosa di conturbante. È il fascino del mistero, dell'ignoto. Questo senso di stupore si avvicina molto al concetto di Yūgen. Se ne avessimo una maggiore consapevolezza ci renderemmo conto che il buio non è solo qualcosa di spaventoso, ma un'opportunità. Ci aiuterebbe a ripensare alle nostre paure e a riconsiderare gli spazi che ci circondano come parte di noi, e viceversa, dandoci la possibilità di sentirci immersi nell'universo, a farci sentire parte di esso, e in maggiore comunione con il mondo, inteso non solo come umanità.

Lo Yūgen è un saper stare nel buio, in attesa. Un'esperienza avvolgente carica di fascino e di mistero buono, ospitale. In attesa non solo che ritorni la luce, come si diceva, ma che il cuore si adatti, cambi abitudini e processi di pensiero, si conformi a nuove visioni. È un cambio di prospettiva che ridimensiona il nostro modo di vivere. Per renderci conto che questo mondo non è finito e che la nostra specie è soltanto a un passo, non dall'estinzione, ma dalla sua evoluzione più piena e matura, che non sappiamo dove ci porterà, ma che potrebbe anche non essere così nefasta.

Questo senso di sospensione e di indeterminatezza che i giapponesi chiamano Yūgen ci può abituare a pensare che il buio non è popolato solo da mostri notturni, come ordinariamente ci viene suggerito, ma anche da possibilità di nuove visioni. Diventa un incentivo ad andare avanti, pregustando il fascino di qualcosa di buono che non conosciamo ancora ma che potrebbe avverarsi, con la consapevolezza che la vita non è soltanto male, ombre, distruzione.

La bellezza, allora, secondo questo concetto, è legata al fascino che suscita la penombra, l'oscuro. Un concetto assai lontano dal nostro modo di vivere e di intendere la natura, il mondo. Qualcosa non sta funzionando se lo abbiamo acceso con troppe luci artificiali. Dobbiamo capire che la giusta misura di luce e di ombre è la nostra condizione migliore, ciò che più si avvicina al nostro vero modo di essere, alla nostra anima. Lo Yūgen in questo senso ci regala una visione di umanità in divenire, in sintonia con il tutto in cui è immersa.

In definitiva, questo concetto si apre alle profondità del vivere, inteso non solo come flusso ordinario, ma anche come anelito trascendente che da sempre accompagna la nostra presenza nel mondo. Proprio in un momento così particolarmente difficile, esasperato dalle tante crisi in corso, questa esperienza può aiutarci a sentirci a casa, e a nostro agio, proprio in un ambiente che non riusciamo più a riconoscere come nostro. Abbiamo bisogno di prendere contatto con l'essenza di ciò che siamo, che è un atto spirituale, oggi particolarmente sentito. E ciò che siamo è fondamentalmente luce, energia, spirito. Riavvicinarci alla nostra anima, e a ciò che ci circonda, sia esso la nostra casa o le nostre città artefatte, è un gesto rivoluzionario non più procrastinabile. Dobbiamo rivedere il nostro modo di vivere nella giusta misura che lo Yūgen ci suggerisce, cercando di camminare nel buio, o meglio in una luce soffusa, senza più paura, avendo finalmente trovato il nostro posto nel mondo.

Bashō, che sapeva rendere tutto ciò con poche parole, scriveva:

Nel silenzio

penetra nella pietra

il canto delle cicale.⁹


Sta scendendo la sera sul mare:

è tenuamente bianca

pure la voce delle anatre.¹⁰


Fine del mese, luna nuova

un cedro millenario

abbracciato dalla bufera.¹¹



Gianni Fabiano è nato a Genova, dove vive. Da molti anni è impegnato in un percorso di liberazione interiore con il movimento culturale Darsi Pace per un'umanità più relazionale e nonviolenta. Da questa esperienza ha tratto ispirazione per la sua ricerca poetica. Ha ricevuto diversi riconoscimenti in ambito letterario, tra cui il Premio Città di Mestre e il Premio Città di Castello. In continuità con la recente pubblicazione Un lungo andare cercando (La Ruota Edizioni). La sua ultima raccolta "Se non è chiedere troppo" si è aggiudicata il Premio ChiareVoci 2025 (Il libro è acquistabile tramite il catalogo di ChiareVoci Edizioni e sulla piattaforma Amazon)


Note

8. Le Yen Mai, Il pensiero giapponese – viaggio nello stile di vita del Sol Levante, Giunti, Firenze, 2025.

9. Bashō, Lo stretto sentiero del profondo nord, Einaudi, Torino 2022, p. 108.

10. Bashō, Poesie, haiku e scritti poetici, a cura di Muramatsu Mariko, La vita felice, Milano, 2025, p. 37.

11. https://zenfirenze.it/2023/08/30/forme-della-poesia-giapponese-lo-haiku/


Commenti