La vida incierta / Vita incerta di Rocío Bolaños con prefazione di Alessandro Canzian









Rocío Bolaños, poetessa salvadoregna autrice di "La vida incierta / Vita incerta" e "Oltre al colle", ChiareVoci Edizioni



La raccolta bilingue di Rocío Bolaños pubblicata da ChiareVoci Edizioni: prefazione di Alessandro Canzian e tre poesie in versione originale spagnola e traduzione italiana.


Since you ask, most days I cannot remember. / I walk in my clothing, unmarked by that voyage. / Then the almost unnameable lust returns. / Even then I have nothing against life.

Poiché me lo chiedi, quasi tutti i giorni non riesco a ricordare. / Cammino vestita, non segnata da quel viaggio. / Poi ritorna la quasi innominabile lussuria. / Perfino allora non ho niente contro la vita.

(Anne Sexton, Wanting to die)

Questi versi, tratti da Wanting to die di Anne Sexton, bene introducono l'opera che Rocío Bolaños consegna alle stampe dopo una lunga esperienza nel campo delle lettere, a diversi livelli. Il ricordo, il viaggio che segna o non segna il cammino stesso, la lussuria intesa come attrazione irrefrenabile verso qualcosa, il complicato rapporto con la vita. A lato dell'amore dell'autrice per le poetesse suicide, colpiscono i primi versi de Vita incerta: “Una cartolina in cenere / una memoria muta / una frattura nel silenzio”. Quel che in Sexton era un ricordo perso, in Bolaños diventa silenzio, “frattura nel silenzio”. Cos’è allora meglio? Dimenticare o affrontare? Sexton dice di non avere “niente contro la vita” ma conclude affermando “l'amore qualunque cosa fosse, un'infezione”. Mentre in Bolaños “l'amore è un mosaico” dichiarando non tanto la complessità del sentimento quanto l'accettazione che non tutto è uno, unico e unitario. Che la vita è composta di frammenti come fratture.

È emblematico che parlando dell'amore chiuda con una fotografia: “osano inventare un epilogo / che sa di caffè e di burro sul pane” che ricorda, sempre nel succitato testo della Sexton, quel “pane che scambiarono per un bacio”. Ma Vita incerta non è un libro d'amore sebbene ci siano delle figure amate identificabili. È un libro che traccia una linea sulle cose accadute e desiderate. Che si appoggia a momenti di quotidianità ordinaria come una colazione, una doccia, un'agenda a spirale, una routine al lavoro.

Particolarmente significativo il testo “In doccia” che parlando di formiche mette assieme la consapevolezza di sé con la difficoltà a sostenere la propria esistenza. I “millimetri di profondità” raccolgono in un momento inaspettatamente riflessivo (si è in doccia) la dichiarazione della propria piccolezza come essere umano (senza giudizio o morale) quanto la tensione a vivere nonostante tutto. La formica sembra morta ma non lo è, ed è la chiave. Quella stessa formica che ha combattuto fino a prendere “una pausa dalla resistenza, / dal vuoto”, e nella quale si identifica l'autrice.

“Perfino allora non ho niente contro la vita” affermava la Sexton. Grande sottotraccia del libro è il tempo. Un tempo subîto e affrontato attraverso la necessità di accettare i cambiamenti, gli eccessi, la confusione, le frustrazioni. La vita appare come una fede irrefrenabile che nella sua declinazione concreta tradisce, delude. Una chiamata che è anche resistenza perché a differenza delle poetesse suicide non può essere messa in discussione. Gli eccessi sono stati affrontati e curati, “l'ergastolo degli eccessi è finito” dichiara la Bolaños stessa, a cui fa seguire “il tempo rivelerà l'immensità”, “la freccia –oggi– punta alla felicità”, “il perdono compie la sua funzione calmante”. Ci vuole tempo per perdonarsi e perdonare la vita.

“Accanto al caffè rimasto / l'eco degli avanzi / non è certo”. Un caffè che torna come un refrain che indica al contempo la quotidianità e un ricordo. Un simbolo. Perché il “mosaico” della poesia della Bolaños è composto da vere e proprie ancore di simboli, costruiti nelle piccole cose che esplodono nell'intimità della memoria e del pensiero. Che forse sono la vera sostanza dell'esistere. Approdi, dove ogni tanto nascondersi contro “le ipotesi della lingua” (che fanno riferimento sia alla lingua come strumento di comunicazione, sia alla lingua come gusto, senso) che “veste le mie forme” … “in mezzo alla sopraffazione”. La poesia in questo (che è il vero soggetto del testo “Parola”) è la capacità di tradurre i fatti agiti e subîti mettendoci quel qualcosina in più che è la propria fede, sia essa indirizzata alla vita, alla felicità, alla resistenza quanto al desiderio.

Appaiono qua e là testi che trattano il desiderio, anche nella sua declinazione più sensuale, senza che però si possa indicarli come erotici. Stravolgendo e ampliando il significato di erotico in un “tratto conosciuto” che è sia la geometria del proprio corpo quanto quella linea di formiche spezzata, dove tutti gli individui vanno alla deriva. E continua e ripete il senso di sconfitta e di rinascita dove “il camposanto tra le sue gambe / ha riacquistato la sua natura”.

Si è voluto osare il termine “fede” in questo testo introduttivo a La vita incerta non a caso. Come il “camposanto” appena citato attinge a una terminologia religiosa, propria della formazione dell'autrice, e che prosegue un precedente “piegata su domande immacolate / sente le ginocchia in comunione con l'euforia”, nell'opera appare dichiaratamente come titolo di quella che potrebbe essere la chiave di lettura dell'opera stessa: “Consapevole della siccità / tesse rifugi antitempesta”.

Una resistenza alla sete di vita che nel tempo diventa metamorfosi, gioia estemporanea quanto rifiuto, attesa e gesti. Una poesia, quella della Bolaños, stilisticamente raffinata ed equilibrata non tanto nel raccontare quanto nel trattenere. C’è una sottotraccia privata che non soffoca una riflessione più ampia, un denudare la propria coscienza con il caffè in mano, un consegnare la possibilità di un riflesso allo specchio che “smette di schifare” e che si rivolge direttamente al lettore. Nonostante l'asprissima consapevolezza di un abbraccio mancato che ritorna.

Perché la vita non è negazione de “l'attesa / la mancanza di riparo, / la fame”. Ma un imparare a convivere con esse, talvolta “implorando una nuova testa”.

Prefazione di Alessandro Canzian


IL TUO NOME

Una cartolina in cenere

una memoria muta

una frattura nel silenzio

un grido stridulo

una crepa nel margine del tempo

dove non passa luce.


Uno scudo di vuoto

un avviso di abbandono

un’allerta di sfratto

un senso di quasimorte:


un nodo.



TU NOMBRE

Una postal en cenizas

un recuerdo mudo

una fractura en el silencio

un clamor áspero

una grieta en el margen del tiempo

por donde no pasa luz.


Un escudo de vacío

un aviso de abandono

una alerta de desahucio

una sensación de casimuerte:


un nudo.




LA NOTTE AFFONDA LE SUE RADICINELLE CAVITÀ DELLE MANI

Granelli di energia si complicano

nella spirale dell’agenda.


Scivolano

nel pozzo della giornata

cadono su un cumulo di convulsioni.


Lo sfondo immutabile della dispnea

distribuisce fitte indecifrabili

estende il vuoto e si ritira nel suo angolo.


Fino al giorno dopo.



LA NOCHE HUNDE SUS RAÍCESEN LOS HUECOS DE LAS MANOS

Las pizcas de energía se complican

en la espiral de la agenda.


Resbalan

en el pozo de la jornada

y caen sobre un túmulo de convulsiones.


El fondo inmutable de la disnea

reparte punzadas indescifrables

dilata el vacío y se retira a su rincón.


Hasta el día siguiente.




SOPRAVVISSUTO

Impronunciabile l’oscurità della sorte.


Il grembo scalciato di sua madre

e lo scandalo della carità

lo videro nascere e lo immaginarono

cadavere.


La consolazione delle siringhe

tagliò il filo con la morte

promettendo una speranza

incerta

ammucchiata sui palmi delle mie mani.



SOBREVIVIENTE

Indecible la oscuridad de la suerte.


El vientre pateado de su madre

y el pliegue de la caridad

lo vieron nacer y lo imaginaron

cadáver.


El consuelo de las jeringas

cortó el hilillo con la muerte

prometiendo una esperanza

incierta

apiñada en las palmas de mis manos.



Rocío Bolaños

Rocío Bolaños (El Salvador, 1986) è poetessa, traduttrice e insegnante di inglese e spagnolo. Residente in Italia dal 2009, vive a Busto Arsizio. Fondatrice dell’associazione culturale FormArt, fa parte del collettivo Officine Letterarie Poesia 33 e della redazione di Laboratori Poesia di Samuele Editore, per cui cura la rubrica di traduzioni L’arte del quasi. Ha curato l’antologia El Desarraigo. 18 poetas transfronterizos (Nautilus Ediciones, 2021). Con ChiareVoci Edizioni ha pubblicato La vida incierta / Vita incerta (2024) e Oltre al colle (2025), raccolta tripartita con prefazione di Dario Talarico.


La vita incerta


Il libro è acquistabile tramite il catalogo di ChiareVoci Edizioni e sulla piattaforma Amazon.


 

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