Michele Lucchetti – tre poesie da "Elegia del pesce pilota" con una nota critica di Sonia Caporossi
Tre poesie di Michele Lucchetti tratte da "Elegia del pesce pilota" (ChiareVoci Edizioni, 2025) con una nota critica di Sonia Caporossi già apparsa su Versante Ripido.
Fine dell’estate
Eppure la poesia sopravvive
alla rovina del teatro incendiato,
alla fievole fiducia che l’uomo
ripose nella ragione,
alla crisi del disinganno
che ci rese vitali se non vivi,
al maltempo che guasta
gli aperitivi estivi sul terrazzo
e rifugia nella gabbietta il criceto,
impaurito dal tuono.
E simile a un’insolita complicazione
che non si risolva da sola,
ma persista e prosperi
come l’erba vetriola sulle mura
della casa, finché non la strappi
per farne cura alla puntura dell’ortica.
Motore!
Il poeta non riempie la riga.
E se fosse lo spazio bianco che resta
la meta taciuta?
Neanche più si prende la briga
di tenere il conto delle parole,
lunghe, corte e quanto,
ma solo dà sfogo al furore
dell’acqua cheta che tutto cancella.
Senza una logica capita anche a te
di restare a bocca aperta
per la smorzata diagonale
risorta dal genio del tennis
nel lungolinea dietro la rete.
Oppure quella volta in giardino
tu che vedi due tortore tubare
tra le stelle della magnolia e dici:
motore! Per fare eterna la scena.
Ma ben poco resta della pellicola
dopo i tagli del regista.
Alla fine anche tu hai preso per poesia
il verso del serpente a sonagli.
L’alfabeto
Anche questa fattura
delle tue lenti rossicce
cerchiate tartaruga,
è utile per celare sul retro
un acquarello – dissi io –
ma così com’è va bene lo stesso:
molti artisti non scrissero di pugno
che quietanze e solleciti:
stabiliva il tema dell’affresco
il poeta di corte
e dissipare lapislazzuli
per il mare di Galatea,
o per il cielo sopra l’albero delle salsicce
divorato dall’ippopotamo,
poco importa.
Del resto – dissi ancora – eccoci qui:
come i copisti del consiglio dei dieci
riempiamo moduli e volumi,
ma ignoriamo l’alfabeto.
Michele Lucchetti è nato a Pontremoli nel 1970. Dopo anni di lavoro nell’ambito dell’informatica, attualmente si dedica all’insegnamento delle ginnastiche dolci. Nel 2024 ha pubblicato il romanzo Le tenebre ispirato alla vicenda del partigiano garibaldino Facio. Nel 2025 per ChiareVoci ha pubblicato la silloge "Elegia del pesce pilota" (acquistabile tramite il catalogo di ChiareVoci Edizioni e sulla piattaforma Amazon)
Nota critica di Sonia Caporossi (Il testo è pubblicato per gentile concessione di Sonia Caporossi e Versante Ripido)
Il tratto distintivo di queste poesie di Michele Lucchetti, tratte dalla silloge Elegia del pesce pilota (Chiare Voci 2025) è una poetica dell’inciampo, un regime formale in cui il pensiero si manifesta come deviazione, come scarto minimo che incrina la superficie dell’esperienza quotidiana e ne rivela la struttura nascosta. L’immaginario procede per smottamenti progressivi: la rovina, il bianco tipografico, l’alfabeto ignorato, il gesto cinematografico, la contabilità dei copisti sono tutti elementi che, in modo evidentemente asistematico, si aggirano in un campo di tensioni in cui la poesia sopravvive proprio perché non coincide mai con ciò che nomina. Si tratta di una poetica dell’oggetto minimo, dove l’episodio marginale diventa luogo di una resistenza mite ma ostinata, in cui l’ironia torna a essere ciò che storicamente è sempre stata, ovvero una forma di conoscenza. In questo contesto, lo stile lavora su una sintassi apparentemente piana, ma continuamente interrotta da torsioni semantiche che aprono varchi di senso, dove la lingua si comporta come un dispositivo che registra il fallimento delle grandi narrazioni filosofiche del secolo scorso (ragione, logica, rappresentazione) e insieme la loro inevitabile persistenza. La poesia, allora, non può che avere la funzione di un esercizio di sopravvivenza intelligente, un modo di abitare il mondo attraverso micro-epifanie che non pretendono di redimerlo. L’effetto complessivo è quello di una leggerezza gravata, di un tono che oscilla tra il disincanto e la cura, tra la constatazione della perdita e la volontà di salvare almeno un gesto, un’immagine, un frammento di alfabetizzazione possibile. Nella poesia di Michele Lucchetti, in definitiva, ciò che attua il movimento poetico è la consapevolezza della realtà come residuo: residuo come ciò che resta dopo l’incendio, dopo il montaggio, dopo la copia; residuo come ciò che non si lascia cancellare dall’acqua cheta né dall’inerzia amministrativa del vivere; residuo come nucleo minimo di senso che la poesia, sola, continua a custodire. In questo libro, il residuo è davvero fondante, giacché dispone sulla carta la materia prima di un pensiero che persiste ostinatamente a interrogare il mondo proprio perché ne riconosce la fragilità strutturale.
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ChiareVoci Edizioni promuove la diffusione della poesia contemporanea attraverso pubblicazioni, incontri culturali e il progetto editoriale consultabile nel sito della casa editrice.
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