Da Leopardi e Emanuele Severino a Peter Thiel
Di Gianfranco Isetta
Gianfranco Isetta scrive a proposito di Peter Thiel, di origine tedesca, laureto in filosofia, e esponente di primo piano del gruppo di potere tecnocratico e ideologico attorno alla figura di Donald Trump, fondatore di Paypal, nel Consiglio di Amministrazione di Facebook, e fondatore di varie società del mondo tecnologico..
Mi viene in mente Giacomo Leopardi e la sua idea sull’effimero PARADISO DELLA TECNICA, (inteso nel senso moderno di Peter Thiel o della fede cieca nel progresso) critica poi ripresa dal nostro filosofo Emanuele Severino.
La tecnica, come via di fuga dalla stagnazione e dalla morte è diventato il modo in cui l’uomo cerca di difendersi dal dolore, è uno dei due rimedi che l’uomo ha escogitato nel corso della sua storia, quindi niente di nuovo sotto il sole se non la radicalità, anche pratica, di questo pensare di Thiel:
il primo rimedio è quello della verità, che pensa Dio, oggi anch’esso in difficoltà,
il secondo oggi è quello della Tecnica, non necessariamente la scienza come pura ricerca, che ha sostituito quell’antico e potente rimedio e si pone come la salvezza terrena dell’uomo. Naturalmente bisogna capire quale capacità abbia effettiva di svolgere questo compito.
Ecco Thiel e gli altri stanno tentando questo esperimento, con le conseguenze che molti temono, e giustamente, per il futuro dell’umanità.
Leopardi nella Ginestra attacca frontalmente l’ottimismo dell’Ottocento che vedeva nel progresso tecnico e sociale una marcia inarrestabile verso il benessere.
Il Paradiso della tecnica come illusione destinata a crollare.
Questo di Paradiso della tecnica, sempre citando Severino, non è un concetto utopico ma è destinato all’angoscia perché basato sul fondamento della logica della scienza moderna, che in quanto tale è una logica ipotetica.
La consolazione che può dare all’uomo del Paradiso della Tecnica, è appunto una consolazione ipotetica.
Quando uno è felice non lo si rassicura se non con un sapere incontrovertibile, che non può essere dato dal sapere scientifico moderno che addirittura mette in discussione ogni forma di sapere incontrovertibile appunto.
Penso a concetti come l’indeterminazione e la probabilità, mutuati dalla Meccanica quantistica.
Quindi il paradiso della tecnica è fondato sull’insicurezza della logica che lo ha costruito. Per questo si ha l’illusione di possedere la felicità ma non c’è la sicurezza assoluta di mantenerla, Certo oggi appare inevitabile, difficile da contestare, ma andrà in crisi il senso che la verità possiede nella civiltà occidentale.
Allora che cos’è per Thiel e i suoi accoliti il Paradiso della Tecnica?
Il Paradiso della Tecnica di oggi cerca di eliminare il dolore tramite l’algoritmo che però finisce per confermare l’ineluttabilità della noia e del patimento
L’unico strumento o motore che sarebbe capace di sottrarre l’umanità alla stagnazione e al conflitto. Thiel parla di progresso verticale (la tecnologia) come un atto quasi divino che definisce il futuro, permettendo la costruzione di un nuovo ordine che trattenga l’apocalisse. Certo quel che sta avvenendo oggi, proprio prevalentemente a causa di Trump, sembra contraddire anche questa ipotesi.
Naturalmente questa idea di supremazia della tecnica richiede, per Thiel, il superamento delle regole attuali e, nella sostanza, della democrazia stessa per fare posto ad un’unica autorità mondiale fondata appunto sul potere della tecnica.
Allora conviene approfondire le motivazioni profonde che stanno all’origine di questo pensiero, non tanto esecrabile dal punto di vista dell’Etica, ma illusorio sul piano dell’efficacia e dei risultati nel lungo periodo, scontando i possibili guai in grado di produrre in un molto prossimo futuro.
E si ritorna inevitabilmente a Severino
La morte e il dolore sono l’esperienza originaria in cui tutti noi ci muoviamo, più o meno drammaticamente.
La questione è, non tanto come rendere visibile ciò che si è sottratto allo sguardo, ma come sopportare lo sguardo del dolore, come sopportare lo spettacolo della morte, questo è il problema in cui l’uomo si è sempre dibattuto.
Come rendere sopportabile il dolore. Tornando ai due rimedi: il primo ci dice che il dolore, e con esso la morte, è sopportabile se il mondo ha un SENSO. Anche nel mito il mondo aveva un senso, però costruito dall’uomo, POIETICO cioè inventato.
Quindi una invenzione non può salvare l’uomo dal dolore e dalla morte.
A questo punto sorge la Filosofia greca che ci dice che per sopportare il dolore e la morte bisogna che il mondo abbia un senso vero, non inventato.
Nasce allora il problema della VERITA’.
Allora che cosa è la verità? Come si può far si che la verità del senso del mondo sia stabile? Non sia messa in discussione dalle opinioni degli uomini, dai cambiamenti dei tempi?
Il primo modo col quale l’uomo regge lo sguardo sullo spettacolo terribile del dolore
è, appunto l’evocazione di una verità stabile
Severino ci dice che la filosofia non nasce dalla meraviglia ma Thauma significa angosciato terrore per il dolore e per la morte.
Ciò accade perché si pensa al divenire come a una fuoriuscita e a un tornare nel nulla
Quindi bisogna pensare al nulla irrimediabile. E non al manifestarsi dell’apparire delle cose che sono invece eterne.
Non si tratta di negare la variazione delle cose nel mondo, che è evidente a tutti, ma si di interpretarla, dando alla variazione un significato diverso da quello che il divenire ha avuto nel corso della storia del pensiero dell’Occidente
E cioè non come una oscillazione, un venir fuori dal nulla.
In questa diversa interpretazione, il variare del mondo non può essere che il farsi avanti degli ETERNI, cioè di tutte le cose grandi o piccole, di noi stessi che entrano nella luce dell’apparire
Pensare alle cose che finiscono nel niente è un errore storico del nostro pensare perché le cose che ci stanno dinnanzi non sono cose che escono dal nulla ma cose che incominciano ad apparire.
Anche il dolore e la morte sono eterni, non esistono come annientamento ma si fanno avanti nel cerchio di luce che chiamiamo manifestazione del mondo, che i nostri sensi riescono a percepire come realtà.
Quindi la morte non come liquidazione totale delle cose, degli affetti.
Tornando a Thiel, che si colloca organicamente dentro questa tradizione di pensiero, in realtà siamo di fronte a un tentativo, illusorio, di cercare nel Paradiso della tecnica come secondo rimedio, ma anch’esso all’interno di una tradizione occidentale, di quella idea del divenire che non regge, essendo pura follia della nostra civiltà. Niente di nuovo quindi, rispetto ai tentativi di rispondere all’angoscia del dolore e della morte, quindi illusori dentro questa idea del divenire che è palesemente fallace e insostenibile, questa idea nichilista.
La fede, di cui è anche permeata la posizione di costoro, al di là degli aspetti di fanatismo, in realtà è una forma di prevaricazione perché vuole assegnare al
mondo uno dei tanti sensi possibili, ma questo vale, sia pure in modi diversi e, per ogni tipo di fede religiosa o no.
La fede afferma che c’è un sapere più radicale di quello scientifico, ed afferma la verità tradizionale del DIVENIRE, perché la fede religiosa, cristiana, ma anche islamica e ebraica ha origine dal pensiero filosofico greco.
Ecco, io penso che questo sia il terreno, prima di tutto filosofico in grado di contrastare e demolire dalle fondamenta questo pensiero prevaricante, come misto di pseudo fede e illusione di una falsa tecnologia. E’ la vecchia ricerca di un antico rimedio che porta inevitabilmente a concepire il potere, il successo e persino la manipolazione della realtà come creazione di una nuova illusoria verità.
con citazioni di Emanuele Severino
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