Navigando le acque inesplorate di una seconda lingua – di Paola Caronni
Paola Caronni racconta il suo percorso dalla prosa alla poesia in inglese, lingua adottata dopo quasi trent'anni in Asia, con la poesia "Uncharted Waters" in versione originale e in traduzione italiana.
Ricordo ancora quell'assolato pomeriggio di agosto di 12 anni fa, quando ho mosso i primi passi in "English language territory" iniziando a scrivere articoli per il blog di un amico. Erano articoli legati a riflessioni su realtà viste, vissute, visitate o lette. Uno dei miei primi contributi riguardava "The Swimmer", "Il nuotatore", di John Cheever. Il racconto fu pubblicato originariamente su "The New Yorker" nel 1964 e narra del viaggio acquatico e avventuroso di un'"anima smarrita" in piena crisi di mezza età, che vaga dentro e fuori le piscine dei vicini durante un luminoso pomeriggio estivo (che poi diventa una tempestosa sera d'autunno).
Nuoto & acqua, elementi a me molto cari, mi hanno incidentalmente aperto la strada e trasportata – tra cascate violente, lunghi canali, laghi plumbei, mari inesplorati e fiumi senza foce – nel mondo della scrittura in una lingua non mia, una scrittura che viene denominata "esofonica" (cui torneremo in un altro articolo).
Non mi chiesi, ai tempi, perché volessi esprimermi in inglese (direttamente, e non traducendo dall'italiano). Mi sembrava quasi dovuto: adoravo questa lingua, l'avevo studiata per anni e, vivendo all'estero, la utilizzavo nella quotidianità. Inoltre, avrei presto ampliato il suo utilizzo grazie a un Master in Scrittura Creativa. Agli articoli seguirono racconti, poi un romanzo "nel cassetto", e infine la poesia, alla quale mi sono definitivamente ancorata, con qualche sporadico 'giro' nelle isole felici degli articoli di cultura e viaggi, che permettono sempre di catturare il vissuto come in un'istantanea, e di approfondirlo, prolungandone così la gioia.
È stato molto difficile passare dagli articoli ai racconti e infine al romanzo sotto l'occhio scrutatore di professori universitari, compagni di classe e di workshop spietati nei loro commenti, e quel senso di insicurezza che ci assale quando pilotiamo un'imbarcazione in acque non note: tenevo stretto il timone, ma venivo sbatacchiata a destra e a manca, e spesso mi ritrovavo supina, infradiciata e sfinita sulla prua, con la sola forza di fissare quel mare crudele, diventato poi improvvisamente calmo, ma pronto a risvegliarsi con feroci onde: il mare della lingua inglese. Più lo esploravo, più mi accorgevo di quanto fosse inesplorabile, del suo essere una zona oscura, adale, più profonda della Fossa delle Marianne, eppure, anche lì, abitata da creature misteriose e affascinanti.
Anche se la sua grammatica è relativamente semplice, la lingua inglese ha un'incredibile ricchezza lessicale, dovuta alla sua natura "ibrida". Nel corso della sua storia, ha fuso ceppi linguistici differenti: la base anglosassone (germanica), l'antico norvegese (Old Norse), l'influenza latina (romanza) e quella normanna – parole introdotte dopo la conquista del 1066, storicamente legate alla nuova classe dirigente, a una nuova cultura d'élite, alla vita militare e alle scienze. Pensando solo alla varietà di aggettivi composti e di quelli che esprimono sfumature diverse di intensità o dimensione (vista la quasi assenza di suffissi), ci aggrovigliamo in innumerevoli e appiccicose alghe.
Il passaggio alla poesia è avvenuto quasi per caso. Grandi scrittori, quali Thomas Hardy, erano invece approdati a questa forma letteraria con nobili motivazioni. Hardy – disgustato dall'indignazione pubblica e dai commenti negativi sui temi cupi di quel capolavoro della letteratura inglese che è "Jude the Obscure" ("Jude l'oscuro") – giurò di non scrivere mai più un romanzo, dedicandosi da quel momento esclusivamente alla poesia. Jorge Luis Borges, dal racconto breve trascorse i suoi ultimi decenni dedicandosi quasi esclusivamente alla poesia, perché gli permetteva – da ipovedente – di comporre e rivedere nella mente i versi rigorosamente metrici.
Quando mi ritrovai stanca di pensare allo sviluppo dei personaggi, ai punti di vista, al narratore onnisciente o alla narrazione in prima persona, ai dialoghi, alle trame e alla loro credibilità, emisi un urlo liberatorio ed elaborai le mie prime righe in versi. Proprio così: ho sentito che la poesia mi liberava dalle costrizioni, dalla forma, dal giudizio sul 'chi parla' e sul perché dice ciò che dice e fa ciò che fa, perché più immediata, spontanea, arcana e intima.
La scelta di scrivere poesia in inglese è stata anche un modo per approfondire le mie curiosità linguistiche e filologiche utilizzando una struttura più breve, più adatta a esprimere i lievi moti sottomarini o le correnti oceaniche. Non era la prima volta che mi cimentavo, ma era la prima volta che sentivo di voler condividere ciò che creavo con il mondo esterno. E il mio "mondo esterno" parlava cinese, e inglese.
Quindi, sempre senza salvagente, mi sono ributtata in mare, cercando – come il nuotatore di Cheever – di trovare il senso di questa avventura nel continuo fluire di acque non mappate.
Uncharted Waters
Words
obscure creatures of the deep sea,
ghostly, translucent, writhing
make my dinghy.
I grip
vowels by their hoops,
or stiff rods
ribbons of gluey algae
sticking to the roof of my mouth.
I grab
consonants by their hooks,
multiplying shoots of
Posidonia Oceanica
with its free-floating fruits.
Adjectives are still unknown
in the hundreds,
an abysmal abyss,
the hadal zone.
I hang on to floats:
safe verbs, prepositions
sometimes nouns
couched in modest tones
coiled to craft,
a raft of my own
when the wind abandons
uncharted waters.
(tratto dalla silloge "Uncharted Waters" – Proverse Publishing, Hong Kong, 2021)
Acque non mappate
(Traduzione di Paola Caronni)
Parole
oscure creature degli abissi marini,
spettrali, traslucide, si contorcono,
mi fanno da scialuppa.
Agguanto
le curve delle vocali
o le loro aste rigide
nastri di alga appiccicosa
che si attaccano al palato.
Afferro
i ganci delle consonanti,
germogli di Poseidonia Oceanica
dai fluttuanti frutti
che si moltiplicano.
Centinaia
sono gli aggettivi ancora sconosciuti,
un immenso abisso,
la zona adale.
Mi aggrappo alle boe:
verbi sicuri, preposizioni
a volte sostantivi
espressi in toni modesti
avvolti a spirale per creare,
una zattera tutta mia
per quando il vento abbandonerà
le acque non mappate.
Paola Caronni è rientrata in Italia, a Varese, dopo quasi trent'anni trascorsi in Asia, con il desiderio di riscoprire la sua lingua madre attraverso la poesia e approfondire la conoscenza della scena poetica italiana contemporanea. Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano, ha conseguito un Master of Fine Arts in Creative Writing (MFA) presso l'Università di Hong Kong. Attualmente lavora come traduttrice, tutor linguistico e caporedattore dell'edizione inglese di Ciao Magazine, rivista dedicata a lifestyle, viaggi e cultura.
A Hong Kong, Paola ha partecipato regolarmente a eventi poetici e organizzato workshop, seminari e serate a tema. Nel marzo 2023 è stata ospite di "Hong Kong International Literary Festival", dove ha presentato la sua prima silloge, Uncharted Waters (2021), vincitrice del Proverse Prize 2020 e pubblicata anche grazie a una sovvenzione dell'Hong Kong Arts Development Council. Le sue poesie sono apparse in antologie pubblicate o in corso di pubblicazione in Asia, Stati Uniti, Europa e Italia e su varie riviste letterarie online.
Per maggiori informazioni: www.paolacaronni.com
Approfondimenti correlati
- Occhi color d'ombra – Maria Valditerra: un romanzo tra Brasile e Italia
- DOVE VA LA POESIA OGGI – Gianfranco Isetta
- La poesia come esperienza iniziatica – Gianni Fabiano
- Il Gancio Poetico – Fabio Sebastiani
"ChiareVoci Edizioni promuove la diffusione della poesia contemporanea attraverso pubblicazioni, incontri culturali e il progetto editoriale consultabile nel sito della casa editrice."
www.chiarevociedizioni.it

proprio come la poesia, la fluidità dell'acqua ci plasma, ci culla e ci riporta alle origini della nostra esistenza, che rimane misteriosa e magnifica. Complimenti Paola
RispondiElimina