Occhi color d'ombra – Maria Valditerra: un romanzo tra Brasile e Italia pubblicato da ChiareVoci Edizioni
Un amore non ricambiato, una piccola città brasiliana in declino, una scrittura nata dal dialogo tra due lingue: esce il primo romanzo dell'autrice brasiliana con radici piemontesi.
Dalla prefazione di Maurizio Fedeli e dalla nota dell'autrice: un primo sguardo sul romanzo d'esordio di Maria Valditerra, ambientato a Diamantina, Brasile.
La vita di Laurentina cambiò irrimediabilmente un sabato mattina, apparentemente qualunque, quando le fu presentato Alvaro, giovane avvocato appena giunto nella sua città.
Fino ad allora lei non aveva mai creduto nell'amore e, addirittura, lo derideva apertamente. Dissacrava tutti gli amori narrati nei testi della grande letteratura mondiale: dalle passioni intense e mitiche della cultura greca agli intrecci amorosi contemporanei spesso ambigui, logori, fragili o dominati da sentimenti meno intensi.
Laurentina era diversa: non si riconosceva in quelle storie e trovava inverosimile il romanticismo ostentato ai quattro venti.
Eppure, in una sorta di paradosso personale, aveva creduto solo all'amore di Giuda Iscariota per Gesù: un'assurdità completa, una donazione assoluta, un amore il cui protagonista si annullava nella sofferenza che assumeva uno strano sapore di redenzione come rimedio per un dolore più grande.
Dopo quel fatidico incontro Laurentina ne rimase irritata. Non riusciva a capacitarsi di aver ceduto lei stessa a qualcosa che aveva sempre giudicato con distacco e sarcasmo. E ciò che peggiorava la sua inquietudine era che Alvaro non incarnava nemmeno i suoi ideali estetici. Nonostante questo, quell’amore mai ricambiato si protrasse per dieci anni, un decennio di tormento che Laurentina scelse infine di spezzare con una decisione drastica.
L’infanzia e l’adolescenza di Laurentina erano state segnate dalla solitudine e dal disprezzo delle sue sorelle, che l’avevano resa insicura e incline a vedere sé stessa come un peso per gli altri. Si considerava sgradevole: una presenza fastidiosa, maleodorante, persino brutta. Quella percezione opprimente di sé la spinse a rifugiarsi nella lettura e a sviluppare un’acuta capacità di ascolto, forse come meccanismo difensivo contro il giudizio altrui.
Inibì la propria femminilità, soffocandola in una neutralità quasi ascetica, fino al momento in cui posò per la prima volta lo sguardo su Alvaro.
Fu allora che ogni cosa mutò. Il suo corpo diventò campo di battaglia: tachicardie ed extrasistoli, tremori incontrollabili, sudorazioni e un mare di lacrime la travolsero. Da un’invisibile nullità, Laurentina si trasformò completamente, oscillando tra la follia e una santa devozione. A tratti, nei momenti più intensi del suo amore non ricambiato, in quei dieci anni si sentiva come la Santa Teresa del Bernini: trafitta dalle lance celesti scagliate da un angelo che a differenza della santa barocca non le donavano estasi ma dolore senza conforto.
Così la vedremo nel corso del romanzo percorrere le strade sconnesse della sua città da casa sua verso lo studio legale del suo amato con un mazzo di calle tra le braccia, i suoi fiori preferiti, anche se lei li considerava semplicemente sgraziati, coerente con il suo senso estetico spietato.
Accanto alla vicenda personale di Laurentina si intreccia un vivido ritratto sociale dipinto dall’autrice Maria Valditerra. Tra aneddoti, ricordi e storie di emigrazione ci accompagna attraverso le contraddizioni di un Brasile lontano dalle immagini da cartolina a cui siamo abituati: niente spiagge dorate dell’Atlantico o città vibranti come Rio de Janeiro o San Paolo. Ci descrive una piccola città di provincia in declino, ormai solo un ricordo di una lontana prosperità coloniale.
Un luogo moralmente meschino, uno scenario che sembra remoto da noi ma per molti versi riflette inquietanti analogie con le dinamiche sociali e politiche della nostra nazione.
Su tutto questo incombe la Serra do Espinhaço, il massiccio montuoso che troneggia su Diamantina che con gli ultimi raggi di luce, il cosiddetto “sole delle anime” come lo definisce la gente del luogo, tinge il paesaggio con sfumature rosate che lambiscono l’orizzonte e avvolgono il verde e il grigio delle sue aspre pendici. Nella drammaticità di tutto questo, la sommità della montagna diventerà infine il palcoscenico dell’epilogo dello sfortunato amore della protagonista.
(Dalla prefazione di Maurizio Fedeli)
Nota dell’autrice
La pubblicazione di questo libro in Italia e addirittura in italiano ha per me un significato profondamente affettivo. Questo romanzo era solamente una bozza scritta in portoghese che ha assunto una nuova vita via via che ho appreso la lingua italiana, cosa che è avvenuta negli ultimi vent'anni.
L’Italia, il paese della mia seconda cittadinanza, ma soprattutto è un luogo interiore, costruito nel tempo attraverso legami, studi, letture, ricerche ed esperienze che hanno lasciato tracce durature nel mio modo di esistere fin dalla mia infanzia, e di conseguenza nel mio modo di scrivere. L'opportunità di dialogare costantemente con Maurizio Fedeli durante tutte le fasi della revisione è stato un apprendimento inestimabile. Questa è una rara possibilità per gli autori. Scrivere in una seconda lingua non è mai un semplice passaggio da un idioma all’altro: è un atto di scrittura che mette alla prova la forma stessa del pensiero, costringendolo a rallentare, a scegliere, a negoziare ogni parola. È un esercizio di attenzione e di ascolto, in cui il linguaggio non è mai un automatismo, ma che diventa una materia viva.
In questo processo ho compreso come oltre alle parole scritte in un’altra lingua si leghi un affetto diverso, nato nel solco di ciò che è stato pensato e sentito, ma che non ci appartiene più del tutto. È un affetto nuovo, che nasce dal dialogo quasi impercettibile e immediato con un altro idioma e dalla fiducia riposta nel linguaggio. Un affetto per il testo che prende forma in uno spazio intermedio tra me e l’altra me che la scrittura in una seconda lingua fa emergere.
E qui non si tratta più soltanto della relazione tra autore e lettore. Il dialogo con il revisore ha aperto uno spazio intermedio, in cui il testo si è ridefinito, facendo emergere una forma di scrittura che, pur restando mia, si è costruita nel confronto con un’altra voce, come il risultato di un’autorialità condivisa. Lo sguardo attento e la lettura partecipe del revisore hanno offerto al testo la distanza necessaria per precisarsi, assumere una forma più nitida e rendere la voce, pur restando mia, più consapevole di sé. Questa esperienza è stata, per me, unica e profondamente trasformativa. A tutto questo si aggiunge il desiderio di portare al pubblico dei lettori italiani l’universo di un Brasile profondo, raggiunto dall’immigrazione italiana del XIX secolo e da essa decisamente influenzato. Questa è stata un’occasione particolarmente toccante per me, cresciuta ascoltando, attraverso generazioni, il racconto di un’Italia fatta di nostalgia, distanza, memoria e desiderio.
Maria Valditerra è lo pseudonimo di un'autrice brasiliana che, attraverso tale scelta, non vuole nascondere la sua identità ma rendere omaggio alle sue lontane radici piemontesi, un legame che affiora delicatamente in alcune pagine che è in assoluto il suo primo romanzo pubblicato. Questo lavoro, come lei stessa ha raccontato, è rimasto custodito per quasi vent'anni, quasi fosse un bozzolo sigillato, per permettere alla creatura al suo interno di maturare e prendere forma insieme al suo progressivo apprendimento della lingua italiana. Quanto alla sua vita, sappiamo che risiede e lavora nella città di Diamantina ed è autrice anche di saggi dedicati alla storia dell'arte.
Il libro è acquistabile tramite il catalogi di ChiareVoci Edizioni e sulla piattaforma Amazon.
Approfondimenti correlati
"ChiareVoci Edizioni promuove la diffusione della poesia contemporanea attraverso pubblicazioni, incontri culturali e il progetto editoriale consultabile nel sito della casa editrice.
.png)

Commenti
Posta un commento