Dialogo immaginario tra Poesia e un uomo in prosa – di Pio Savinelli

Pio Savinelli



Un uomo contempla la donna amata a cena e, invece di parlare, lascia parlare la Poesia: un dialogo immaginario in prosa di Pio Savinelli.


Una sera si era a cena e tu hai notato subito quanto fossi titubante … la mia ferma indecisione, interrotta qua e là dal movimento di uno sguardo che inseguiva il bordo del piatto
    Forse ero soprappensiero, forse sono così tanto innamorato che santifico la concretezza delle circostanze, immagino un’interruzione cardiaca del tempo, un istante soltanto che valorizza l’Astratto e l’Invisibile; l’onnipotenza dei sogni che perforano manti interstellari sconosciuti per riprodurre pellicole di altri mondi…e di cui possiamo appagarcene solo ad occhi chiusi.
    Quella sera, a cena, la stanchezza di rimuginare nostalgici secoli perduti o fantomatiche età dell'oro …eppure mi sei di fronte. Davanti a me si espande l’oro fluente. Non riesco a parlare!!! Così piccolo: io sono… mi piace pascermi nella ricchezza di questo solido e tamburellante silenzio. E allora perché ne parlo? Perché mi parlo?
    Mi basterebbe alzare il capo reclinato mentre rimango impietrito a fissare la zuppa che agito col cucchiaio, e dirti che sei Tu, carne disposta e ordinata entro le forme più belle che un creatore potesse forgiare ed esibire; più bella perché di una bellezza anteriore alla stessa creazione …Tu: donna, fiaba senza morale, Cenerentola in ogni uomo a cui manca sempre qualcosa, imperativo categorico annullante l’infingardaggine e la stoltezza degli atti 
    “volevo ricordarti che questa sera non mi hai portato i fiori”, sembri sussurrarmi. Non avrei voluto sporcare il tuo profumo con un altro profumo che, al tuo cospetto, avrebbe svelato l’inautentico. Non ti si addice. Perdonami, domani sarà diverso, sarà più bello, perché mi ricorderò dei fiori…
    Sono un irresponsabile sognatore. Sono un incapace. Sono un inetto. Sono un appassionato della vita, ma mi tengo alla larga dalle sue forme più concrete … perché dovrebbe scandalizzarmi ficcare i miei occhi nel bel mezzo del tuo decolté e nel contempo non pensare che, Oltre il Seno, verdeggiano alberi di giuggiole e giardini d’infanzia?  
    Invece tutta la mia concretezza si è riversata nella concretezza liquida e indifferente di un piatto. 
    E allora ritorno da te, e ti fisso mentre tu mi parli. 

Che c'è … non ti piace la minestra? 

Esito, non voglio parlarti di impulso, medito attentamente cosa dire, e la minestra penso si sia già raffreddata da un pezzo. Per fortuna! 

Dunque? 

Quindi amore mio .. vuoi che ti risponda? Così su due piedi, cosa ne penso?? 

Sì, ti prego. Non bisogna essere edotti e colti con la corona d’alloro per le buone maniere. Lascia che sia il tuo cuore, proprio quello che sbatte sulla porta del tempio, il tuo maestro…

e va bene, va bene…Così dai tuoi occhi, più profondo nei tuoi occhi scavati, la pietra della verità. Tu, roccia d’essenza, su cui ho deciso di edificarmi, esisti tu solo per annullarmi. Prenditi anche il mio nome e amami come se amassi solo te stessa…non voglio più sentirmi un soggetto solido, individuato, incarnato, esistente. Vorrei animarmi, in sinergia col tempo, con lo pneuma della tua salvezza.

sei troppo sdolcinato e fuori luogo. Ti ho chiesto cosa pensi della minestra. Prima la minestra...

Giusto, la minestra. No, non mi piace la minestra ma preferisco l’amore che hai impiegato nel prepararla. Potessi nutrirmi solo di quello! Potessi ogni volta a cena contentarmi di un digiuno e avere invece lo spirito pieno di vita e di ogni che individuato dalla luce. Non di solo pane voglio vivere… preferisco il tuo pane, quello che lievita e cresce tutte le volte che ho fame, tutte le volte che ho memoria di te! Tutte le volte che mangiamo mi passa l'appetito, ho le farfalle allo stomaco, vorrei tormentarti di parole e di sguardi, di parole che hanno sguardi, di sguardi che non smettono di verbalizzare il silenzio che traspira da qualunque anfratto che strabuzza oceani, grumi ancestrali, primordi di infanzia di un universo in chimismi elementari. Tu sei il crisma di quest'anello di fidanzamento che io indosso soltanto perché sono convinto che al passare delle stagioni e di tutte le rivoluzioni, non c'è mai fine e inizio, ma fine e inizio simultaneamente, fatte di noi, di invisibile enigma, di un rigirare felice … la giravolta che facevamo da bambini, per cadere a terra soltanto per il gusto di rialzarsi, nonostante ci fossimo fatti la bua, mentre le nostre madri sorridono ingannandoci con parole dolci e trattando i nostri lamenti come cose di poco conto
Ho finito e tu hai avuto tanta pazienza per avermi ascoltato. Mi sembrava giusto ripagarti per la minestra. Non mi va di finirla. Sei arrabbiata con me?

No, ti amo, perché hai saputo farti perdonare, facendomi innamorare; tu inventi bene l'amore; tu mi seduci come un cavaliere impegnato nel proprio viaggio; parte soltanto per allontanarsi dalla sua dama e per il gusto di materializzare distanze lunghissime su cui cavalca una dolce e continua ricerca … una voglia di cercarmi. 


P: Anche adesso, ti cerco amore mio, te lo giuro!


A: Giurami che non smetterai. Giurami che camminerai per me. Giurami che i tuoi passi avranno il calco dei miei piedi. Giurami che inventerai e visiteremo delle Indie o delle isole di Sole. Giurami anche andremo a passo con lo Shiva danzante. Giurami che domineremo le acque inferiori e le intemperie della vita secondo gli insegnamenti di un Cristo. Sarebbe bello circumnavigare la terra e impastare terra per forgiare dagli oceani dei porti sicuri. Giurami che nel nostro stare insieme c’è la formula buddistica come antidoto al dolore. Giurami che visiteremo ogni Pantheon e ogni tempio in cui soffieremo insieme sulle ceneri; dalle ceneri il fuoco di una divinità. Giurami che non ti dimenticherai di Platone, nostro padre, il solo che ci abbia davvero insegnato come dedicarci a puntare un indice verso l’Alto. Giurami che ogni direzione sarà tracciata e cosparsa di Luce; giurami, giurami che errare significa dimenticarsi l’uno dell’altra, che giustizia implica non solo affetto, fedeltà, ma prima di tutto tenerezze, perdono, rispetto e fili di reciprocità; che l'amore non è un letto o un guardaroba diviso, ma anche delle gocce nere in un fiume bianco; giurami che ci sarà per noi una possibilità di andare...

Te lo giuro

Ti amo..

Ti amo anche io. E non so spiegarmelo. Non voglio spiegarmelo. Così riesco ad essere me stesso? Non lo so … so solo che tu sei Tu: la cosa più bella che mi sia mai capitata. Pietra visibile e luccicante d’invisibile…



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