MAREE, una rubrica di Claudia Olivero: Michela Silla
*
Ti ho vista per strada,
avrei potuto fermarti
confidarti
che ti ho scritto una poesia.
Che cosa vuoi che sia! -
mi avresti risposto,
l’alito di alcool, il perdimento.
Sono a pezzi anch’io
(ti ho detto una bugia);
scorre, scorre la mia poesia.
*
Amore mio gigantesco, ti guardo
e penso a quando morirò,
non ti avrò perso
e morire andrà bene.
Ti scrivo con il mormorio dell’onda
che ride
ride d’amore,
figlio mio dell’universo.
*
Ti nasce dagli occhi
se sorridi
un paese in festa
al colmo di vertigine
la giostra;
cresce leggero
di polline un bacio,
cade in un lampo
il piglio severo.
Se sorridi
muore
quello che ero.
*
La vedo toccare i visi che amo,
la tovaglia bianca di questa domenica
e l’edera esausta che cade dai muri.
Di notte la tengo tra i denti
io dietro le palpebre.
Viva
dove resta la luce.
*
Estate airone
estate volo notturno
da quale taglio nel buio
arriva la luce?
E quando voci accalcate
dai bar, dalle gelaterie
la sera abbassano il volume
e si diramano nelle vie
resta un’eco stanca
e tepore sui muri
per la vita piena
la vita tutta,
sembrava niente
«Le poesie di Michela Silla sono di costa e di ventosità. […] Sono figure amate […] incontrate, intraviste, e momenti che mostrano di essere “città di mare”, ovvero realtà dove ci sono certamente vie segrete, strettoie, a volte anche ferite e screpolature, ma comunque abitate da quel “vero”, il senso della presenza del mare. Segno di una possibilità, di un viaggio e di un orizzonte infinito.»
Davide Rondoni
Michela Silla, nata a Cagliari nel 1984, è laureata in Lettere e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filologia, Letteratura italiana e Linguistica. Attualmente vive a Firenze e insegna italiano lingua seconda e strategie creative per gli insegnanti di lingua.
Ha pubblicato Limpida a guardare (Transeuropa Edizioni, 2022) e i suoi testi sono apparsi in alcune riviste letterarie. È attiva nel panorama culturale e artistico di Firenze dove cura la rassegna poetica “Il prodigio della lingua nella poesia”.
Claudia Olivero vive a Torino. Nella sua scrittura il corpo, come un paesaggio, diventa territorio da attraversare e mappare, confine poroso tra interno ed esterno, tra elemento e spirito. Ha pubblicato “Quando mi chino al ricordo" (Gaele, 2026), “Ma tu, tu sei la pianta" (RP, 2021), “Per baciarti a occhi chiusi non servono gli occhiali" (Bré, 2020) e “Paesaggi elementari” (ChiareVoci Edizioni 2026). Realizza progetti in cui la poesia dialoga con altre arti, tra illustrazione, yoga e voce. Come autrice ha preso parte agli Incontri di Bienne, in Svizzera, e ai Festival di poesia Fiumi di Poesia di Torino e Terra di mare di Grosseto.
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ChiareVoci Edizioni promuove la diffusione della poesia contemporanea attraverso pubblicazioni, incontri culturali e il progetto editoriale consultabile nel sito della casa editrice.


amore mio gigantesco mi ha folgorato, queste poesie hanno il sapore di una buona camminata in paese. Complimenti
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