Simone Cattaneo: una voce anomala della poesia italiana contemporanea
A partire dall'antologia Poesie dell'Italia contemporanea curata da Tommaso Di Dio, una riflessione sulla voce poetica di Simone Cattaneo e sul suo posto nel panorama letterario italiano.
(articolo di Giuseppe Carlo Airaghi)
Vorremmo proporvi due poesie estratte da un'antologia dal titolo Poesie dell'Italia contemporanea, curata da Tommaso Di Dio. Un'antologia che ha seguito le sorti che immancabilmente seguono tutte le antologie: è stata pesantemente criticata per la sua supposta parzialità.
Accuse che da sempre vengono indirizzate alle antologie, e non capisco perché si continui a farle. È logico che un'antologia sia parziale: è dettata dalle conoscenze, dagli interessi, dai gusti di chi la redige. Non esistono antologie che possano far contenti tutti. Ci sarà sempre qualcuno da considerare ingiustamente escluso, qualcuno da considerare ingiustamente incluso, e diecimila motivi validi per giustificare un lamento. Non vedo dove stia l'eccezionalità della cosa.
Da questo librone estraggo due poesie di Simone Cattaneo, poeta morto suicida all'età di trentatré anni, nel 2000. Un poeta di Saronno che Di Dio ha incluso nell'antologia pur riconoscendolo (ricordo di averglielo sentito dire) come un poeta incompleto, o incompiuto, certamente non il genere di poesia che lui amerebbe frequentare. Eppure è presente: bisogna dargliene atto.
Cattaneo è un poeta anomalo per gli standard italiani. Definirlo bukowskiano (per temi, argomenti, modi di esprimersi, sintassi e lessico quotidiano e diretto) sarebbe troppo semplice e riduttivo, però dà un'idea del personaggio, della persona e dell'autore. Anomalo nel panorama della poesia italiana, spesso abitato da personcine educate e politicamente corrette. Cattaneo se ne frega del politicamente corretto; anzi, lo sfida deliberatamente. Non credo sia una posa: mi sembra un autentico atteggiamento nei confronti dell'esistenza. Si era formato intorno alla rivista Atelier, di Borgomanero, fondata da Giuliano Ladolfi insieme a Temporelli, con i quali aveva pubblicato il suo primo libro.
Avvicinandomi alla sua poesia ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a una voce che ha avuto il coraggio di sottrarsi a molte convenzioni. La sua scrittura, diretta, abrasiva, spesso provocatoria, richiama per certi aspetti autori come Armitage o Bukowski, ma senza mai ridursi a una semplice imitazione. Cattaneo sembra limitarsi a registrare ciò che vede (o intravede) nella realtà che lo circonda, senza preoccuparsi di renderlo più accettabile o più elegante.
Leggendo i suoi versi ho pensato a quanto spesso la poesia italiana rischi di chiudersi in territori rassicuranti. Cattaneo sceglie invece una lingua esposta, scomoda, talvolta persino urticante. Non credo sia stato un poeta programmaticamente schierato contro il sistema letterario, né un cantore degli ultimi nel senso più tradizionale del termine. Piuttosto, uno scrittore che ha preferito la sincerità alla mediazione, pagando probabilmente un prezzo elevato per questa scelta.
Nelle sue poesie emerge un'immagine dell'Italia tutt'altro che indulgente: un Paese attraversato da compromessi, meschinità e disincanto. Eppure non vi leggo soltanto una denuncia. Avverto anche una forma di appartenenza dolorosa, quasi un amore contrariato verso una realtà osservata senza illusioni ma che continua, nonostante tutto, a essere sentita come propria. Forse è proprio questa tensione tra rabbia e partecipazione a rendere ancora viva la sua voce.
Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame,
non ne voglio sapere delle mine antiuomo,
se si scannassero tutti a vicenda sarei contento.
Voglio solo salute, soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro.
Che gli appestati restino appestati, i malati siano malati e
i bastardi che vivono in un polmone d’acciaio
fondano come formaggio in un forno a microonde. Voglio bei vestiti,
una bella casa e tanta bella figa. Buttiamo gli spastici giù dalle rupi,
strappiamo fegato e reni ai figli della strada
ma datemi una Mercedes nera con i vetri affumicati.
Niente piani per la salvaguardia delle risorse energetiche planetarie
vorrei solo scopare quelle belle liceali che sfilano tutti i sabato pomeriggio
con la bandiera della pace. Non ho soldi e la botta è finita.
Ma sono un uomo rapace, per le vacanze pasquali
quindici milioni di italiani andranno in ferie lasciando
le loro comode case vuote.
Alla fine non sono razzista. Bianchi, neri, gialli e rossi
non mi interessano un granché.
*
Fiera dei suoi denti d’oro,mi guarda sorridendo una vecchia ucraina
sull’autobus diretto alla Bovisasca. Parla e non capisco nulla
ma annuisco sorridendo pure io, poi mi mostra le fotografie che tiene
nel portafogli. È mia figlia dice orgogliosa, studia all’università
di Kiev e queste parole le scandisce in un perfetto italiano.
Peccato che conosca sua figlia.
Spompina dietro la stazione Garibaldi per comprarsi Chanel n°5
e imitare Marilyn Monroe. Ma suppongo che la giovane ucraina
non si scopi nessun presidente americano né qualche senatore antiabortista.
È strana la vita in primavera, i sensi si svegliano e il cielo sembra
un grande defibrillatore.
Simone Cattaneo (1974-2009) è autore delle raccolte Made in Italy e Peace & Love. La sua opera è stata recentemente riproposta da diversi editori e continua a suscitare interesse critico.
Per chi desidera approfondire la voce poetica di Simone Cattaneo, è disponibile anche una lettura di alcuni suoi testi nel canale YouTube di ChiareVoci Edizioni
Approfondimenti sul dibattito poetico contemporaneo
Questo articolo è pubblicato nel blog di ChiareVoci Edizioni, casa editrice indipendente dedicata alla poesia, alla narrativa e alla saggistica contemporanea.

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