Il "sentimento oceanico" in poesia: Leopardi, Penna, Luzi e Montale
A volte, nella vita accadono momenti particolari, che potremmo definire 'folgorazioni', 'illuminazioni', stati di coscienza non ordinari, durante i quali stiamo bene, come trasportati da un flusso di energie positive che ci fanno sentire in armonia con il mondo.
Di solito accadono in modo inatteso, in contesti differenti, quando qualcosa di esterno – un fenomeno naturale qualunque, come una serie di lampi sull'orizzonte o un certo paesaggio – all'improvviso ci sorprende. Accade che ci sentiamo come folgorati, colti da una intensa emozione di benessere, purtroppo effimera.
Questo tipo di esperienza Romain Rolland la definì "sentimento oceanico" (1), definizione poi ripresa da Freud per esprimere una sensazione di "eternità", qualcosa senza confini, un abbraccio panico che trascende la coscienza ordinaria e si avvicina all'esperienza mistica della natura. Sono istanti fugaci ma con effetti che possono anche perdurare per ore o giorni. Personalmente ne ricordo qualcuno: un'esperienza di luce e di ebbrezza, durata qualche istante, ma che poi mi portai dentro come un segreto per diversi giorni, e che ancora oggi ricordo.
In letteratura, e in poesia in particolare, sono molteplici gli esempi che si potrebbero qui descrivere. Partendo dalle origini, mi viene in mente che anche san Francesco deve aver vissuto un momento di estasi quando compose il suo Cantico. Le fonti ci dicono che quando lo scrisse era quasi cieco e malato, durante notti di tribolamenti, eppure riuscì a innalzare un inno di tale purezza e gioia che non posso fare a meno di immaginarmi il santo in stato di grazia, in mezzo ai boschi, in perfetta unione con il tutto. Pare si trovasse invece nel convento di san Damiano ad Assisi, in uno stato di grande sofferenza, e probabilmente sotto l'effetto di una visione mistica, forse come quella vissuta da Dante circa un secolo dopo, visione che poi trasfuse nella sua cantica finale.
Tuttavia, Rolland non intendeva proprio questo tipo di esperienze, ma una più frequente e comune percezione di benessere e di unione con la natura. Il "sentimento oceanico", infatti, a differenza della visione mistica, è descritto come un attimo in cui, di slancio, ci si sente connessi con l'infinito, come una sorta di momento purissimo che irrompe nel quotidiano all'improvviso e ci rende pienamente realizzati. Come non pensare al Leopardi? Anche lui perso in uno stato di grazia davanti alle dolci colline marchigiane, colto all'improvviso da un tale sentimento di beatitudine da farlo sprofondare nella bellezza del tutto, oltre i monti e la natura, avvolto da un'energia misterica che forse lo rese felice, almeno per qualche istante.
È difficile immaginarsi il Leopardi in estasi, proprio lui che sentiva la vita come una condanna, profondamente infelice, chiuso nella sua prigione attorniata da migliaia di volumi, alla ricerca di una luce che non vide mai. Ma d'altra parte è anche vero che una poesia come L'infinito la scrivi solo se stai bene dentro, magari una fredda sera d'inverno, anche solo davanti a una finestra aperta su un cielo neppure particolarmente illuminato. Perché è l'anima che si apre, non il cielo, di fronte all'infinito che essa contiene. Solo nell'anima si compie il miracolo fatto di "interminati spazi", oltre la siepe, solo l'anima, a discapito della mente che "nel pensier si finge", può sentire quei "sovrumani silenzi", anche solo un attimo di purissimo splendore, quel sentimento inteso come perdita di sé, in cui il "naufragare" è una dolce resa della ragione davanti all'ignoto e all'immensità.
Sulla stessa scia perturbante s'inserisce una poesia di Sandro Penna, una delle sue più famose, che sembra mimare proprio l'andamento leopardiano:
Basta un attimo, un'improvvisa visione, in questo caso l'azzurro e il bianco della divisa di un giovane marinaio, e fuori "un mare tutto fresco di colore", per sentirsi liberi e integri, come poche volte accade nella vita.
In Sandro Penna, l'atto estatico si configura come una "strana gioia di vivere", un momento di grazia assoluta e quasi infantile che sospende il dolore dell'esistenza e la sensazione di esclusione. È questo senso di "liberazione" improvviso che richiama il "sentimento oceanico" di Rolland, quel sentirsi a un tratto felici, al proprio posto nel mondo, in armonia con il tutto, forse senza neppure una ragione apparente, ma grazie a una fugace visione, un presentimento, un'emozione istantanea che ci mette in comunione con la vita.
Penna era un poeta della luce, e dei colori freschi, che in pochi versi sapeva rendere uno stato d'animo in modo netto e limpido. Addentrarsi nei suoi versi è come scovare l'estasi dietro l'angolo: a un tratto appare, come un po' di sole negli occhi, lungo la via che t'immette in un giardino incantato, simile alla sorpresa dei bambini. A ricordare che
Ci sono due momenti, a mio parere, antitetici, che contraddistinguono il "sentimento oceanico": il primo, di segno positivo, è quel momento in cui ci si sente beatamente in armonia e tutto sembra illuminarsi, anche se per un istante e in modo misterioso.
È ciò che descrive anche Mario Luzi nella sua Illuminazione di C. (4), in cui viene descritto un vero e proprio "lampo" spirituale, un'epifania improvvisa in cui la luce squarcia l'ignoranza e l'insufficienza umane per rivelare, anche solo per un istante, il mistero della verità.
Tratta dalla raccolta Dottrina dell'estremo principiante è una delle poesie più famose del poeta. La notte e il buio agiscono metaforicamente come un filtro purificatore, lasciando spazio all'alba e alla luce del giorno, che portano con sé chiarezza, rinascita e un nuovo segno di vita.
La poesia ci dice di un istante di folgorazione spirituale. Una luce intensa penetra il "non sapere" e l'insufficienza umana, trasformando l'oscurità in una "segreta vampa" e rendendo la verità manifesta in un lampo di misteriosa comprensione, come descritto nei primi e ultimi versi del componimento.
La rivelazione non è un processo razionale, ma una sfolgorante eccezione, un «fulmine» metafisico. L'immensità dell'ignoranza umana si concentra in un punto, forato da una luce verticale. Luzi accende la tenebra con una «segreta vampa» interna, paradosso tipico della poesia mistica. La verità si manifesta attraverso la fragilità del poeta, riverberandosi misteriosamente nel cosmo.
Nel secondo momento, l'illuminazione accade ma in negativo. È l'esperienza di Montale nella sua bellissima Forse un mattino andando in un'aria di vetro (5), contenuta nella raccolta Ossi di seppia, dove l'epifania si compie, ma rivelandogli l'inganno della vita.
La rivelazione è tanto impetuosa da lasciare il poeta confuso, senza punti di riferimento, "zitto tra gli uomini che non si voltano", con il suo segreto. Montale cerca il miracolo, in termini laici, il famoso "varco" grazie al quale liberarsi dal suo male di vivere, momento di solito negato, che non porta all'assoluto ma a un vuoto in cui la realtà si dissolve.
Si direbbe quasi che tutto dipenda da come uno guarda la vita e dal senso che riesce o non riesce a darle. Che tutto dipenda dal singolo individuo e da come guarda il mondo.
Nel suo libro sulla fede (6) Giorgio Pressburger scriveva a proposito di questi istanti d'illuminazione, intesi in senso positivo: «Io penso che più o meno tutti, almeno una volta nella vita, magari per un breve istante, passano attraverso questo stato. Improvvisamente la stima nei propri riguardi, ciò che si chiama oggi "autostima", aumenta in modo impensabile, la vita appare piena di promesse mantenute, di significato, di cose belle e gradevoli. Quando camminiamo ci sentiamo più alti, più dritti, l'espressione del nostro volto è quasi sempre serena, siamo ben disposti verso chiunque, nulla ci fa paura, ci sentiamo sicuri. Anche la prospettiva di sparire da un momento all'altro dalla scena della vita non ci appare spaventosa […] Anche coloro che vivono nella condizione umana più misera, oltre agli oscuri istinti, provano, almeno una volta il benessere di questo stato. […] Per lo più dura poco».
Già, durano poco questi momenti. Forse molti di noi se ne dimenticano persino. Li lasciamo andare e non li recuperiamo più. C'è chi invece se ne prende cura, affidando la loro vita alla ricerca di questi stati di coscienza più elevati, spesso fulminei, ma che restano impressi nella sostanza dell'anima. Allora la vita può acquisire un senso diverso. Forse la fede nasce proprio così, come atto di fiducia in quell'istante, ricerca di nuove visioni, ricordo di esperienze reali di gioia e di benessere.
Tutto questo forse per dire che la poesia, in fondo, è soprattutto la ricerca di un ascolto di qualcosa di sublime, vissuto sul momento o solo ricordato, qualcosa che si avvera dentro e fuori le ordinarie percezioni, che vengono poi trascritte, più o meno bene. Diceva lo stesso Leopardi: «O noi sentiamo l'ardore di quella divina scintilla, e la forza di quel vivissimo impulso, o non lo sentiamo» (7).
Credo che tutti gli esseri umani siano in grado di percepire questi sentimenti. E che saperli trasfigurare in versi sia il compito dei poeti che sanno regalare agli uomini un po' di gioia, anche solo in modo mediato. Forse è questo il loro lavoro. Saper vedere anche nei momenti storici più difficili qualcosa che esorbita l'ordinaria realtà, qualcosa di sublime da donare poeticamente a tutti, per rendere il mondo più bello e armonioso. In fondo, immaginarsi un mondo in pace è un desiderio universale che accompagna la nostra evoluzione da sempre, nonostante tutto.
Note
(1) Romano Màdera, Lo splendore trascurato del mondo – una mistica quotidiana, Bollati Boringhieri, Torino, 2022, p. 12.
(2) Sandro Penna, Poesie, Mondadori, Milano 2019, p. 5.
(3) Ivi, p. 162.
(4) Mario Luzi, Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1988, p. 364.
(5) Montale, Ossi di seppia, Mondadori, Milano 1990, p. 46.
(6) Giorgio Pressburger, Sulla fede, Einaudi, Torino, 2004, pp. 27–28.
(7) Romano Màdera, op. cit., p. 46.
Gianni Fabiano è nato a Genova, dove vive. Da molti anni è impegnato in un percorso di liberazione interiore con il movimento culturale Darsi Pace per un'umanità più relazionale e nonviolenta. Da questa esperienza ha tratto ispirazione per la sua ricerca poetica. Ha ricevuto diversi riconoscimenti in ambito letterario, tra cui il Premio Città di Mestre e il Premio Città di Castello. In continuità con la recente pubblicazione Un lungo andare cercando (La Ruota Edizioni). La sua ultima raccolta "Se non è chiedere troppo" si è aggiudicata il Premio ChiareVoci 2025 (Il libro è acquistabile tramite il catalogo di ChiareVoci Edizioni e sulla piattaforma Amazon)
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ChiareVoci Edizioni promuove la diffusione della poesia contemporanea attraverso pubblicazioni, incontri culturali e il progetto editoriale consultabile nel sito della casa editrice."

Una serie di parole può essere a volte in grado di costruire armoniosamente in modo sintetico la verità di un mondo a volte anche extrasensoriale.
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