Genesi e struttura di The Rime of the Ancient Mariner di Samuel Taylor Coleridge.
The Rime of the Ancient Mariner (divisa in 7 parti, per un totale di 625 versi) venne composta tra il 1797 e il 1798. La ballata, dunque, venne inclusa nella prima edizione delle Lyrical Ballads (che raccoglie suoi testi e testi di Wordsworth), con il titolo The Rime of the Ancyent Marinere, in Seven Parts, e a lei toccò l’onore di aprire la raccolta. Rimase anche nelle edizioni successive (del 1800 - ‘relegata’ però al penultimo posto, davanti a Lines Written a Few Miles Above Tintern Abbey di Wordsworth, del 1802 e del 1805), ma dovette patire notevoli cambiamenti, dovuti all’accoglienza critica e all’accusa di oscurità che da più parti aveva suscitato, oltre che al fatto che conteneva, volutamente, innumerevoli arcaismi (lo stesso Wordsworth invitò Coleridge a rimuoverli, anche se Coleridge per fortuna seguì il suo consiglio solo in parte).
Coleridge, comunque, immaginando la reazione dei lettori, aveva preparato una sorta di ‘riassunto introduttivo’, da lui chiamato Argument, con l'intenzione di prepararli a ciò che sarebbe accaduto al Vecchio Marinaio:
'How a ship having passed the Line was driven by Storms to the cold Country towards the South Pole; and how from thence she made her course to the tropical Latitude of the Great Pacific Ocean; and of the strange things that befell; and in what manner the Ancyent Marinere came back to his own Country’ (Come una nave, passato che ebbe l'Equatore, fu sospinta da tempeste alla regione fredda verso il Polo Sud; come un Vecchio Marinaio, crudelmente e nel disprezzo delle leggi dell'ospitalità, uccise un uccello marino, e come il suo gesto ebbe strane e terribili conseguenze, e come egli fece ritorno in patria).
La stessa funzione, di spiegazione o commento ai versi, ebbero le glosse in prosa, che comparvero per la prima volta nell'edizione contenuta nella raccolta Sibylline Leaves, pubblicata nel 1817 (che è diventata l'edizione di riferimento della Ballata).
Infine, poiché tratta di un evento soprannaturale, Coleridge decise di farla precedere, nell'edizione del 1817 e nelle successive, da un lungo passo in latino tratto dall’Archaeologiae Philosophicae di Thomas Burnet (teologo e filosofo inglese), che ne anticipasse in qualche modo l'argomento:
"Non ho difficoltà a credere che nell'universo vi siano più esseri invisibili che visibili. Ma chi sarà in grado di descrivere la natura di tutti loro, e i loro gradi e le loro relazioni, e le caratteristiche che li distinguono e la funzione di ognuno di loro? Che cosa fanno? Quali luoghi abitano? Da sempre l'uomo cerca di capire queste cose, e non vi è mai riuscito. Nel frattempo, è piacevole, devo confessare, contemplare talvolta nella mente, come in un quadro, l'immagine di questo mondo più grande e migliore: affinché la mente, abituata alle piccole cose della vita quotidiana, non si contragga troppo e non si perda in riflessioni triviali. Ma intanto dobbiamo cercare la verità, mantenendo la giusta misura, affinché possiamo distinguere le cose certe da quelle incerte, il giorno dalla notte".
In effetti la ballata, a causa degli "esseri invisibili" con i quali il protagonista si confronta suo malgrado, fu oggetto di numerosissime analisi e interpretazioni, spesso tra loro discordanti, e tenne da subito impegnata la critica, sebbene nel 1800 non venne compresa pienamente. E’ solo nel 1900, infatti, per essere precisi, nel 1927, con la pubblicazione di The Road to Xanadu di John Livingston Lowes, che ha inizio la critica moderna, e dunque uno studio più articolato e approfondito dell'intera opera di Coleridge.
Non è certo un caso, quindi, che il viaggio del Vecchio Marinaio, oltre a delineare un ambiente misterioso e incontrollabile, dominato appunto dalla natura e dagli elementi, costituisca lo "scheletro esterno" della ballata, lo sfondo visivamente metamorfico, eppure scrupolosamente elaborato, dentro il quale si svolgono le drammatiche vicende del protagonista. Esso ha quindi un itinerario molto esteso, che prevede addirittura (e per la prima volta: tali sono la sua importanza e la sua valenza simbolica e conoscitiva!) la circumnavigazione del globo terrestre: la nave, partendo dall'Inghilterra, attraversa l'equatore, viene trascinata da una tempesta verso il polo sud, riprende a navigare verso Nord, oltrepassa avventurosamente la Terra del Fuoco e Capo Horn, entra nell'oceano Pacifico e, una volta superato il Capo di Buona Speranza, risale l'Atlantico, e ritorna infine nel luogo dal quale il viaggio aveva avuto inizio.
Il tutto avviene in uno scenario bidimensionale, in cui l’oceano, la nave e gli elementi si materializzano e acquistano una forma emergendo dallo sguardo. Ne La Ballata del Vecchio Marinaio, infatti, vi è quasi sempre uno spazio in primo luogo "visivo", che passa attraverso gli occhi: il protagonista vede o osserva, anziché agire, e sembra quasi che i grandi scenari immoti provengano in qualche modo dalla sua percezione, piuttosto che da una realtà esterna tattilmente conoscibile. Tutte le immagini presenti nella ballata hanno così una caratteristica comune: sono disposte secondo criteri spaziali particolari, volti a creare una suggestione visionario-evocativa, e si compongono di contorni, piuttosto che di profondità.
E in questo scenario, il visibile subisce le mutazioni della luce, che pervade la ballata di un'infinità di colori e sfumature. È indubbio che Coleridge abbia un modo visionario e suggestivo di utilizzare la luce e i suoi derivati, e di trasformare la realtà grazie a loro. Il Vecchio Marinaio, infatti, è particolarmente sensibile a essi, fino a rimanerne spesso stordito o sopraffatto. Nella ballata, vi sono numerosissimi momenti che testimoniano la preponderanza di quelle che Berkeley, filosofo molto amato da Coleridge, chiama "qualità secondarie" rispetto alle "qualità primarie": la luminosità, il colore e il suono degli oggetti diventano così più importanti della loro dimensione o profondità, e allo stesso modo anche la luce (c'è una sintomatica differenza tra gli eventi che accadono alla luce del sole e gli eventi che accadono alla luce della luna). L'oceano, il sole e la luna campeggiano sullo sfondo, dentro al riflesso delle tinte decise che sempre li caratterizzano.
Infine, è importante notare come nella ballata lo spazio assuma anche una funzione temporale: il percorso iniziatico del Vecchio Marinaio si snoda non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Almeno due secoli, infatti, separano gli eventi del viaggio (svoltisi presumibilmente nel tardo Medioevo) e il racconto che ne viene fatto al Wedding-Guest (ambientato dopo il Cinquecento). E, all'interno del racconto, è presente un'ulteriore discrepanza, ancora una volta sia spaziale (tra ciò che accade in mare, ovvero nel regno del soprannaturale e dell'immaginazione, e ciò che accade invece sulla terraferma, ovvero nel regno della realtà e della logica), sia temporale (tra il passato e il presente).
ChiareVoci Edizioni promuove la diffusione della poesia contemporanea attraverso pubblicazioni, incontri culturali e il progetto editoriale consultabile nel sito della casa editrice.

.png)
affascinante, una di quelle opere di cui si potrebbe discutere per anni la sua. Complimenti Federica, ti stimo sinceramente.
RispondiElimina