Samuel Taylor Coleridge e La ballata del vecchio marinaio




Amo Samuel Taylor Coleridge da sempre. 

Ricordo ancora l’incanto che ho provato quando ho ascoltato per la prima volta Kubla Khan al liceo, e la profonda estasi e commozione (quasi una vera e propria sindrome di Stendhal) che mi hanno assalita quando, intorno ai miei vent’anni, ho potuto ammirarne il manoscritto autografo al British Museum. Lo stesso vale per The Rime of the Ancient Mariner e Christabel. In queste tre opere, Coleridge fa un uso particolare dello spazio, ed ha una capacità straordinaria di evocare immagini e situazioni oniriche, allegoriche e visionarie, creando una soglia che dà fantasmaticamente e indubitabilmente accesso all’oltre. E che ancora oggi è in grado di affascinare e ‘risucchiare’ i suoi lettori, trasportandoli in una dimensione fuori dal tempo, in cui prendono forma e si dipanano accadimenti universali. 

Dato il periodo storico particolarmente drammatico che stiamo vivendo, credo che un autore che parla del ruolo fondamentale che l’immaginazione e la poesia rivestono nel nostro rapporto con la realtà e nella nostra capacità di andare oltre quello che vediamo, e che sottolinea la bellezza e la sacralità della natura e l’importanza del rispetto per il creato e per le persone e gli animali che lo abitano, sia straordinariamente attuale -ed abbia ancora moltissimo da insegnarci. 

Nonostante combattesse costantemente con le sue insicurezze, con il terrore di perdere l’ispirazione, e con la sua dipendenza dal laudano, Coleridge è non solo -insieme al suo carissimo amico William Wordsworth- il padre del Romanticismo inglese, ma anche uno scrittore, un filosofo, un critico letterario, un oratore; insomma, ha una personalità incredibilmente complessa e sfaccettata, che si riflette e si espande nella sua poetica.

Una delle sue opere più importanti e universalmente apprezzate, è The Rime of The Ancient Mariner (La ballata del Vecchio Marinaio), una ballata, appunto, divisa in sette parti, e composta tra il 1797 e il 1798. Essa è talmente evocativa e ricca di suggestioni di ogni tipo e di immagini potentissime, da aver ispirato addirittura un artista figurativo come Gustave Dorè, famoso pittore e incisore francese, che nel 1866 decise di illustrarla con 38 stampe. E, arrivando ai giorni nostri, hanno attinto ad essa addirittura gli Iron Maiden, musicisti britannici heavy metal, che nel 1984 hanno inciso The Rime of the Ancient Mariner, la canzone più lunga della loro carriera (dura circa 13 minuti e 45 secondi), includendo anche i celebri versi ‘Water water every where,/ And all the boards did shrink;/ Water, water every where, Nor any drop to drink’ (Acqua, acqua dappertutto,/ e le assi scricchiolavano;/ Acqua, acqua dappertutto,/ ma neanche una goccia da bere), famosi quasi quanto l’incipit del monologo dell’Hamlet di Shakespeare. Per non parlare del debito che tutta la letteratura e l’immaginario successivi (di mare -basti pensare a Moby Dick-, ma non solo), hanno con questo capolavoro. Nel 1949 Mario Luzi lo ha tradotto per Vallecchi, poi per Oscar Mondadori e BUR, e nel 1964 Einaudi ha pubblicato la traduzione compiuta molti anni prima da Beppe Fenoglio: la Ballata di Coleridge è stata letta e tradotta da uno dei più grandi poeti e da uno dei più grandi narratori italiani del Novecento.

Per quanto riguarda la sua composizione, la Ballata fu scritta tra il 1797 e il 1798, e venne inclusa nelle Lyrical Ballads, con il titolo The Rime of the Ancyent Marinere, in Seven Parts: ebbe l’onore di aprire la raccolta; rimase, fortunatamente, anche nelle edizioni successive del 1800, del 1802 e del 1805, ‘relegata’ però al penultimo posto, per via dell’accusa di oscurità che da più parti aveva suscitato. Essa racconta la storia soprannaturale di un Vecchio Marinaio, del viaggio per mare che ha compiuto, e delle vicende di cui è stato testimone dopo aver ucciso, senza alcun motivo, un Albatros, ed essere rimasto per questo vittima di una maledizione. Il viaggio è al tempo stesso 'reale' (e prevede addirittura la circumnavigazione del globo: la nave, partendo dall'Inghilterra, attraversa l'Equatore, viene trascinata da una tempesta verso il Polo Sud, riprende a navigare verso Nord, oltrepassa avventurosamente la Terra del Fuoco e Capo Horn, entra nell'oceano Pacifico e, una volta superato il Capo di Buona Speranza, risale l’Atlantico, e ritorna infine nel luogo dal quale il viaggio aveva avuto inizio), e 'metafisico' (è un percorso che riguarda la coscienza dell'uomo e il suo rapporto con il Creato e con gli esseri che lo abitano, e affronta il tema della caduta/colpa, della punizione/espiazione e della redenzione). 






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