AUTORITRATTO di Massimiliano Di Clemente

 AUTORITRATTO 

italiano

nato agli sgoccioli

millennio passato

in una nazione decaduta

in un continente decaduto

in una civiltà decaduta

fin dalle fasce la decadenza mi ha infettato 

come il peccato originale

ma poi ho fatto anch’io la mia parte

per quanto potevo


i miei genitori emigrarono dal sud del mondo

dal sud del LORO mondo

che ora è scomparso

ne serbano vaghi ricordi

quando non ci saranno più resterà 

solo materiale di archivio

roba da atlanti storici

puglia e lombardia come 

la pannonia e la cilicia


quando io non ci sarò più non resterà nulla del mondo

del mio mondo

il mio mondo non è mai esistito

i miei ricordi sono solo quelli di feisbuc

i compleanni che ricordo sono solo quelli che mi ricorda feisbuc

pochissimi ormai ricordano cos’è feisbuc


italiano

cresciuto nell’hinterland 

tutti figli di immigrati

ma non era un problema

immigrato non era nemmeno un concetto delle nostre menti in fiore

e non ci pensavamo

tranne a scuola 

quando un’insegnante ci chiamava scherzosamente terroni

scherzosamente ci chiamava terroni

qualcuno di noi non capiva 

e piangeva 

pensando che fosse una cosa brutta

qualcuno capiva e piangeva 

perché lo sapeva che era una cosa brutta

o almeno nelle intenzioni avrebbe dovuto 

scherzosamente esserlo

tempo vent’anni comunque saremmo stati noi terroni 

a dominare il mondo

il nostro mondo

e i nativi rimasti sparuti con la bocca storta 

a vomitare le frasi campagnole di carlo cotica


sono andato a scuola ma non mi piaceva stare seduto

mi hanno insegnato qualcosa ma non sopportavo gli insegnanti

avevo compagni di banco ma non gradivo la compagnia

ho fatto sport ma non mi piaceva competere

ho ricevuto la comunione e la cresima ma non mi piaceva sentirmi in colpa 

poche cose mi piacevano 

a parte leggere libri

ma sono andato avanti 

in un modo o nell’altro

nel frattempo i libri sono scomparsi 

chi se li ricorda più?


i miei genitori lavoravano io studiavo

ci dividevamo i compiti

come nel medioevo 

i guerrieri guerreggiavano

i servi servivano

e i preti pregavano

così quando ero pischello

i genitori lavoravano

i figli studiavano 

e facevano sport

finché non sarebbe toccato a loro la parte dei genitori

e ai loro figli la parte dei figli

eccetera

questa era la divisione dei ruoli ai tempi della nostra gioventù

ma è un mondo che va scomparendo


io sono italiano

si è capito

e quando ero pischello l’italia era già una nazione decaduta

rispetto ai tempi di roma antica sicuramente

ma anche rispetto agli anni 50 

e 60 

e 70 

e 80

anche la mia generazione ha dato il suo contributo alla decadenza

anche l’europa ci ha messo del suo

anche gli usa

tutto l’occidente ci ha picchiato dentro con la decadenza

il fetore di carogna è ormai diventato una gran seccatura

nessuno ci sopporta più

gli usa perché sono i predoni del mondo

l’europa perché è una vecchia zia parassitaria

e l’italia perché è una scansafatiche furbastra

ma a noi ci lasceranno stare

così scrissi nel tema di maturità

perché lecchiamo il culo a tutti

non ci tirano le pietre perché siamo innocui

non contiamo niente

perché non valiamo niente

la commissione si alzò in piedi

presi il massimo dei voti


finito il liceo volevo uscire dal bozzolo 

girare l’Europa conoscere i popoli

e sono partito in macchina col mio amico Giuseppe

ma dopo quarantotto ore ci siamo fermati a Budapest e

abbiamo speso tutto in un bordello travestito da night

al mio amico una stangona bionda con l’acne

gli ha svuotato le palle e la borsa dicendogli che era troppo virile

che le faceva male

di andarci piano

lui intenerito diceva va bene

solo che ogni mezz’ora eran trecentomila lire

io lo aspettavo di sotto nel bar

avevo paura delle malattie

per passare il tempo offrivo da bere a tutte le ragazze

costava di più che scoparmele

si sedevano sulle mie ginocchia

sei un bravo ragazzo mi dicevano 

sei timido tu

devi essere un ragazzo sensibile

vuoi salire di sopra con il nostro pappa?

ha un gran bell’uccellone


il giorno dopo riprendemmo la strada di casa

i soldi della benzina per fortuna erano rimasti nel cruscotto

dell’europa avevamo visto ben poco

e anche quel poco

ora non c’è più

Budapest mi dicono si è fatta bacchettona

non ha più night

non ha più bordelli

degli uccelloni non ho notizie certe

probabilmente esageravano anche allora


mentre disfavo le valigie 

sentii un trambusto

di urla e sirene

a pochi passi da casa

stavano arrestando Craxi e Andreotti

erano gli uomini più potenti d’Italia

o almeno credevano di esserlo

avevano un terzo compare si chiamava Forloni

qualcosa del genere

il più sfigato della banda

a lui non lo arrestarono

gli fecero solo fare una figura di merda a reti unificate

dopo di che scomparve nel nulla


l’Italia cadde nell’anarchia

come in tutte le età di decadenza che si rispettino

la gente era sconcertata

ogni giorno vedevamo alla TV 

i politici trascinati in catene davanti ai giudici

uno alla volta o anche a gruppi

in base a filoni di inchiesta piuttosto fumosi

gli imputati ammettevano sempre le accuse 

ma strizzavano l’occhiolino

i pubblici ministeri sghignazzavano

era un via vai continuo nelle aule del tribunale e al telegiornale

i collegi giudicanti faticavano a tenere il filo

confondevano un processo con l’altro

scambiavano le condanne tra loro


tutti ci chiedevamo chi cacchio 

ci avrebbe governato 

di tanto in tanto 

sullo schermo passava

qualche faccia nuova e

il popolo pensava

ci governerà questo 

sennò perché gli darebbero tanto spazio in TV?

invece il giorno dopo lo arrestavano e

a quel punto pure la TV non sapeva più chi intervistare

si era giunti a un’impasse

anche lo spettacolo della ghigliottina alla lunga stufa

gli ascolti calavano 

allora per non fallire il proprietario delle TV 

fece girare la telecamera di 180 gradi

e inquadrò la sua faccia 

annunciando che prendeva lui il potere

lui sapeva i programmi che piacevano alla gente

e tutti sospirarono

sollevati

le cose pian piano si aggiustarono e 

tornò la decadenza di prima

con una sfumatura di farsa però

secondo la nota teoria grouchomarxista


io devo dirlo ho sempre avuto un’anima nera

la mia fede nel bengodi venturo non era così salda

di notte venivo tormentato da terribili visioni 

di inculate

di giorno

mi tremavano un poco le gambe per il futuro

(ancora giovane

futuro significava qualcosa)

eppure la soluzione non era così complicata

ce l’avevo davanti agli occhi

ma allora non la potevo vedere

e mi abbandonavo a un malinconico onanismo


ce n’erano parecchi d’altronde che predicavano sventure ma 

senza strafare

tanto se c’era qualche problema

ce lo avrebbe risolto l’europa

la mammella tedesca era bella gonfia

avremmo poppato tutti


io e la mia famiglia pregavamo l’europa tutti i giorni

chiedendo che si manifestasse nella pienezza della sua gloria teutonica

gastigando i corrotti e innalzando gli onesti

che venisse il regno dell’abbondanza


e l’europa si manifestò

in un turbinio di direttive conferenze e trattati

al principio apparve come una nebulosa di tante decadenze

c’era la decadenza francese che durava da duecento anni

la decadenza inglese che si trascinava da cento

la decadenza dell’europa orientale rimasta al medioevo socialista

e tutte orbitavano intorno alla germania che tirava la carretta 


poi la nebulosa collassò

e le decadenze disperse

si compattarono in un’unica grande rovina

a cui diedero il nome di Unione Europea

in ricordo dell’Unione Sovietica

che qualche anno prima era stata liquidata in fretta e furia

ma che quasi subito fu rivalutata e rimpianta

perché aveva fatto molte cose utili

come i fascismi degli anni trenta


italiano e 

in sovrapprezzo

appartenente di diritto per nascita e suolo 

a questa sgargiante unificata decadenza

ero ormai un giovane adulto europeo

e dovevo trovare la mia strada

per questo discussi con i miei

chiesi consiglio a influenti amici di famiglia

e conclusi che

ragionevolmente

l’unico contributo che potevo dare

era iscrivermi all’università

e fare il fuori corso

e non mi tirai indietro


assolsi il mio dovere con abnegazione

un esame a semestre

per quindici anni

vendetti cara la pelle ma alla fine cedetti 

e mi laureai 

perché dovevo sposarmi

e avevo un bambino in arrivo

ho fatto il concorso all’Ufficio Tecnico del Comune

ero bravino

mi avevano offerto di perfezionarmi 

al catasto austroungarico del trentino

l’unico che funzionava in Italia

ma non volevo emigrare

mi bastava un modesto benessere

alla fine ero diventato come mio padre

solo

un po’ più pigro 

un po’ più povero


l’europa però languiva

la popolazione era troppo vecchia

il welfare troppo grasso

i giovani poco bellicosi

non si riusciva più a mangiare al ristorante come prima

al massimo sei volte al mese

allora mamma UE andò a servizio

dallo zio americano

un bell’uomo mascelluto brunito assertivo

stretta di mano vigorosa poche parole e chiare

aveva un grande emporio a little italy e faceva affari d’oro

con i nipoti era generoso e protettivo

in fondo non si aveva da faticare un granché

bastava scappellarsi e andare alle cene di famiglia

e le mancette arrivavano più o meno puntuali

era buono lo zio

certo aveva affari un poco loschi

nel retrobottega prestava denaro a usura ai migranti

in giro per il mondo taglieggiava risorse

sosteneva governi fantoccio fascistoidi

ma a lasciarlo fare garantiva lavoro hamburger pepsi per tutti

un poco di morfina e serie TV a lenire le ansie


nondimeno c’è sempre un parente scontento

o ingrato 

o mezzo pazzo

che ti combina un casino

e un giorno tre kebabbari

ne fecero uno grosso

tirarono giù due palazzi 

e quattro aerei

allora lo zio si incazzò

buono sì ma fesso no

e si cominciò a ballare


nel cielo era stato compiuto il delitto

e dal cielo arrivò la vendetta

come all’equatore

pioveva sempre a dirotto

bombe d’acqua di bombe

lavacro quotidiano di fuoco

venne bruciato un terzo delle terre emerse

anche il pianeta andò su di giri

e cominciò a scaldarsi per i fatti suoi

gli oceani sudavano

i ghiacciai si squagliavano

i poli si smagrirono

la tempesta del deserto aveva partorito un deserto


mancava poco all’Apocalisse

ma un attimo prima dell’apertura del settimo sigillo

lo zio americano finì i soldi

gli toccò chiedere un prestito alla Cina

sul presupposto che non l’avrebbe restituito

avrebbe sedotto la Cina col suo fascino

e poi abbandonata


ma una cosa gli era sfuggita

la Cina in realtà era un uomo

il Cina

tracagnotto glabro compatto

con cospicua riserva di manodopera a prezzi stracciati

fabbriche gigantesche

produzione a ciclo continuo

e senza i cosiddetti costi della cosiddetta democrazia

che sono i costi delle razze infingarde

che non han voglia di sgobbare

così diceva il Cina

la democrazia è una brodaglia che potete ingurgitare voi 

occidentali de la decadence

ma che non potete propinare alle nazioni giovani e sedule

ve lo devo davvero spiegare?

innanzitutto il potere è del popolo per modo di dire

anche la libertà è libertà per modo di dire

la gente viene comandata non con ordini diretti 

ma con bombardamenti pubblicitari 

e le menzogne degli uffici stampa

i popoli democratici sono liberi solo di comprare

sempre che abbiano i soldi

le elezioni democratiche sono il gioco delle tre carte

ci siamo intesi suvvia

il vostro è solo un problema di impiattamento

volete servirvela a modo vostro

a casa mia la ricetta è più o meno la stessa

ma senza fronzoli da nouvelle cuisine

la catena di comando è meno pletorica

e un poco più brusca

non è questione di ideologie

ma di affari


lo zio Sam faceva la voce grossa

agitava le mani in aria

a difesa della democrazia

stampava moneta e missili

ma poi si incontrava al golf con il cina e altri amici spiritosi

e tra una buca e l’altra si accordavano

a spese nostre

l’europa non ha mai lavorato

sghignazzavano

è tempo che corra

e noi a barcamenarci tra l’uno e l’altro

come Arlecchino

ci siam fatti servitori di due padroni per mangiare il doppio

invece prendiamo legnate da entrambi


così vanno le cose adesso 

ma 

ve lo devo dire

non

tanto male come sembra

quanto a me sono sempre italiano

e con la vecchiaia sono diventato anche saggio

perché la miopia senile è la vera saggezza 

non serve guardare al di là del proprio naso

questo insegno a mio figlio

perché non soffra i tormenti che ho sofferto io

ascolta figliolo

a fare profezie 

rompi solo il cazzo a tutti

e non indovini mai

la risposta che ho sempre cercato

ora l’ho trovata

è questa

l’ottimismo

perché un popolo sia veramente felice

bisogna togliere la parola alle minoranze insoddisfatte


finiamola di portare la croce

noi italiani

i leader mondiali di decadenza

primeggiamo nel mondo

per esperienza e fantasia

e vorrei vedere

son duemila anni che si decade

a ogni stagione una collezione di nuovi colori

nessuno può insegnarci il mestiere


siamo un cumulo di ruderi arrugginiti

che attira turisti da tutto il mondo

le città traboccano

come è giusto

si mangia da Dio 

sole 

eleganza 

belle donne

dopo pranzo la pennica

così 

ho lasciato il catasto

e mi sono messo ad affittare le stanze di casa

io e mia moglie dormiamo in cantina sui materassi 

come i picciotti di Don Corleone

il che costituisce un’attrazione in più


questo il nostro destino

e il nostro pane

dobbiamo essere allegri 

e pittoreschi


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